AGENZIA DELLE ENTRATE

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Elenchi Intrastat Settembre 2010: Ulteriori Chiarimenti
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ELENCHI INTRASTAT 2010: ULTERIORI CHIARIMENTI DALL’AGENZIA

Con Circolare n. 43/E/2010, l’Agenzia delle Entrate risponde ad alcuni quesiti in merito alla novellata disciplina degli elenchi riepilogativi delle operazioni intracomunitarie.

In particolare, nell’ormai consueta forma “domanda e risposta”, l’Agenzia fornisce importanti chiarimenti relativamente alle prestazioni di servizi da non includere nei modelli, all’emissione di fatture riguardanti sia cessioni di beni che prestazioni di servizi, ai campioni gratuiti inviati in altri Paesi comunitari e alle prestazioni di servizi acquistate per conto di un altro operatore italiano.

LE DISPOSIZIONI NORMATIVE E GLI INTERVENTI DI PRASSI

Per effetto del recepimento nell’ordinamento legislativo nazionale delle Direttive comunitarie nn. 2008/8/CE e 2008/117/CE, a partire dal 1° gennaio 2010 la disciplina inerente i modelli INTRASTAT ha subito rilevanti modifiche.

 Le principali novità in sintesi

  • obbligo di indicare negli elenchi anche le prestazioni di servizi “generiche” (rese e ricevute)
  • periodicità di presentazione esclusivamente mensile o trimestrale
  • presentazione degli elenchi esclusivamente in via telematica
  • termine di presentazione fissato entro il giorno 25 del periodo (mese o trimestre) di riferimento
  • nuovi criteri per l’individuazione della periodicità di presentazione (mensile o trimestrale)

Le disposizioni normative di riferimento sono il DM 22.2.2010, con il quale sono state fissate le modalità ed i termini di presentazione degli elenchi, e la Determinazione n. 22778/RU/2010, con la quale l’Agenzia delle Dogane ha approvato la nuova modulistica e le relative modalità tecniche ed operative di compilazione e presentazione (si vedano le circolari nn. 19/2010 e 38/2010).

L’Agenzia delle Entrate è quindi intervenuta in materia fornendo i primi importanti chiarimenti operativi con le Circolari nn. 14/E/2010 (si veda la circolare n. 23/2010) e 36/E/2010 (si vedano le circolari nn. 50 e 51/2010). Nel corso del mese di agosto, l’Agenzia delle Entrate ha emanato un’ulteriore importante documento di prassi di seguito esaminato.

L’INDIVIDUAZIONE DEI SERVIZI DA NON INCLUDERE NEGLI ELENCHI

Come noto, le operazioni per le quali non è dovuta l’IVA nel Paese in cui è stabilito il committente non vanno incluse negli elenchi riepilogativi delle prestazioni di servizi (mod. INTRA 1-quater per i servizi resi e mod. INTRA 2-quater per i servizi ricevuti).

Tale previsione di esclusione ha, tuttavia, creato non poche difficoltà agli operatori, tenuti, specie nell’ipotesi in cui il servizio viene fornito da un prestatore nazionale, ad accertare se la normativa fiscale in vigore nello Stato del committente preveda la non imponibilità o l’esenzione da imposta per la prestazione resa.

In particolare, occorre distinguere tra due diverse ipotesi:

  • committente stabilito in Italia e prestatore stabilito in altro Paese UE;
  • prestatore stabilito in Italia e committente stabilito in altro Paese UE.

La prima ipotesi non pare creare grosse difficoltà: ai sensi dell’art. 7-ter, DPR 633/1972, l’operazione è territorialmente rilevante in Italia e, pertanto, per stabilire se è dovuta l’imposta, è sufficiente verificare le disposizioni nazionali (ossia, nella generalità dei casi il DPR 633/1972).

Normativa

In questo caso pare comunque opportuno inviare una specifica dichiarazione di non debenza dell’imposta (completa dei riferimenti normativi nazionali) al prestatore comunitario, al fine di evitare che lo stesso inserisca l’operazione negli elenchi con possibili ripercussioni in termini di accertamento a seguito dei controlli incrociati effettuati dalle Amministrazioni finanziarie interessate.

La seconda ipotesi pone, invece, gravose difficoltà operative ai prestatori nazionali: ai sensi dell’art. 7-ter, DPR 633/1972, l’operazione è fuori campo IVA in Italia, in quanto rilevante territorialmente nello Stato del committente, ragion per cui, in sede di compilazione dei modelli INTRA, è necessario verificare la legislazione vigente nel Paese del committente il servizio.

Sul punto, la Circolare n. 43/E/2010, dopo aver ribadito che “il prestatore italiano ha l’onere di accertare che la prestazione resa sia esente o non imponibile nel Paese del committente”, individua due distinte fattispecie.

ottenimento di una dichiarazione scritta

Se il prestatore nazionale ottiene dal proprio committente comunitario una dichiarazione scritta da cui si evince che la prestazione resa dall’operatore nazionale è non imponibile o esente nel Paese del committente, il prestatore italiano è legittimato a non includere la prestazione nell’elenco riepilogativo delle prestazioni rese.

Normativa

L’Agenzia delle Entrate precisa altresì che tale dichiarazione può essere rilasciata una sola volta dal committente comunitario con riguardo a tutte le prestazioni “della stessa specie” da lui ricevute e rimane valida finché non mutano le caratteristiche del servizio reso o il trattamento fiscale previsto nel Paese del committente.

Resta, tuttavia, da comprendere cosa si debba intendere per servizio della “stessa specie” ossia, se occorre far riferimento ai codici CPA utilizzati per individuare la natura del servizio oppure ad altri parametri non meglio specificati.

assenza di una dichiarazione scritta

In questo caso, l’Agenzia precisa che “il contribuente è legittimato a non includere la prestazione nell’elenco riepilogativo solo se ha certezza, in base ad elementi di fatto obiettivi, che per la predetta prestazione non è dovuta l’imposta nello Stato membro del committente.

Nota

In caso di dubbi, è quindi opportuno inserire comunque l’operazione nei riepiloghi INTRASTAT.

Infatti, l’inserimento di un servizio per il quale l’imposta non è dovuta non comporta l’applicazione di alcuna sanzione mentre, la mancata inclusione di un’operazione erroneamente considerata non imponibile o esente nello Stato del committente, comporta inevitabilmente l’irrogazione di una sanzione amministrativa.

committente italiano

=>

occorre verificare se in base alla normativa nazionale la prestazione ricevuta è non imponibile o esente

prestatore italiano

=>

richiesta di una dichiarazione scritta comprovante che il servizio prestato è non imponibile o esente nel Paese del committente

LA POSSIBILITA’ DI NON FATTURARE TALUNE PRESTAZIONI ESENTI

Il novellato art. 21, c. 6, DPR 633/1972, prevede che le prestazioni di servizi rese a soggetti passivi UE, pur non soggette a IVA per carenza del presupposto territoriale, siano comunque soggette all’obbligo di fatturazione (obbligo finalizzato alla successiva inclusione di queste operazioni negli elenchi riepilogativi INTRASTAT).

Sul punto, l’Agenzia delle Entrate precisa che non sussiste alcun obbligo di emissione della fattura per le prestazioni di servizi non rilevanti territorialmente in Italia ai sensi dell’art. 7-ter, DPR 633/1972, qualora ricorrano congiuntamente le seguenti condizioni:

  • per l’operazione non sussiste l’obbligo di compilazione dei modelli Intra, in quanto non è dovuta l’imposta nello Stato del committente;
  • l’operazione stessa, ove territorialmente rilevante in Italia, beneficerebbe dell’esonero dall’obbligo di fatturazione in base ad una norma specifica (ad esempio, operazioni esenti, ex art. 10, numeri da 1 a 5 e numeri 7, 8, 9, 16 e 22, DPR 633/1972) o in virtù della generalizzata dispensa ex art. 36-bis, DPR 633/1972, per i soggetti che effettuano esclusivamente operazioni esenti.

Normativa

Le operazioni esenti ex art. 10, numeri da 1 a 5 e numeri 7, 8, 9, 16 e 22, DPR 633/1972, sono: operazioni creditizie, di assicurazione, riassicurazione e vitalizio, prestazioni relative a valute estere, operazioni relative ad azioni, obbligazioni e simili, prestazioni relative alla riscossione di tributi, prestazioni relative all’esercizio delle scommesse, locazioni immobiliari, prestazioni di intermediazione relative alle operazioni in precedenza enunciate, nonché le prestazioni relative ai servizi postali e quelle didattiche ed educative.

In sostanza, secondo l’Agenzia, se per un’operazione resa a un soggetto nazionale sussiste una disposizione normativa che esonera dall’obbligo di fatturazione in quanto non è dovuta l’imposta, lo stesso esonero deve applicarsi laddove, per la medesima operazione, il destinatario sia un soggetto stabilito in un altro Stato UE.

CAMPIONI GRATUITI INVIATI NELLA UE CON ADDEBITO DELLE SPESE DI TRASPORTO

Come noto, le cessioni di campioni gratuiti non costituiscono cessioni intracomunitarie (manca il necessario requisito dell’onerosità dell’operazione) e, pertanto, per le stesse, non sussiste l’obbligo di presentazione degli elenchi riepilogativi.

Tuttavia, l’eventuale addebito delle spese di trasporto dei campioni gratuiti assume autonoma rilevanza quale corrispettivo della prestazione di trasporto. Ne consegue che se la prestazione è resa ad un committente UE, soggetto passivo IVA, la stessa è qualificata quale prestazione generica ex art. 7-ter, DPR 633/1972, e come tale va indicata nei modelli INTRASTAT.

Esempio1

Esempio 1

IT1 invia al cliente DE1 campioni omaggio per un valore complessivo di € 1.000, fatturandogli spese di trasporto per € 50. IT1 non è tenuto alla compilazione del modello riferito ai beni ma deve dichiarare € 50 nel modello riferito ai servizi (mod. INTRA 1-quater).

MANDATO CON O SENZA RAPPRESENTANZA

La Circolare n. 43/E/2010 affronta anche il caso di un operatore italiano (soggetto A) che acquista da un soggetto passivo UE prestazioni generiche per conto di un altro operatore italiano (soggetto B) che provvede a rifondere quanto sostenuto.

Secondo l’Agenzia per individuare il soggetto obbligato a presentare gli elenchi riepilogativi è necessario individuare il tipo di rapporto che lega il soggetto A al soggetto B (mandato con o senza rappresentanza).

mandato con rappresentanza

In questo caso il mandatario (soggetto A) opera in nome e per conto del cliente (mandante) e, pertanto, gli effetti giuridici dell’atto che lo stesso pone in essere ricadono direttamente nella sfera giuridica del mandante (soggetto B), nei cui confronti il terzo prestatore fatturerà il servizio secondo le regole vigenti nel proprio ordinamento nazionale. Dunque, l’obbligo di presentare gli elenchi riepilogativi ricade in capo al mandante (soggetto B).

mandato senza rappresentanza

In questo caso, invece, il mandatario agisce in nome proprio, sia pur su indicazione del mandante. Gli effetti giudici dell’atto sono quindi imputabili al mandatario (soggetto A) che renderà successivamente in proprio la stessa prestazione al mandante (soggetto B). L’obbligo di presentare gli elenchi riepilogativi ricade in capo al mandatario (soggetto A).

mandato con rappresentanza

=>

obblighi INTRASTAT in capo al mandante

mandato senza rappresentanza

=>

obblighi INTRASTAT in capo al mandatario

TRIANGOLAZIONE CON LAVORAZIONE

L’Agenzia esamina il caso di una triangolazione con lavorazione nella quale il cessionario intrattiene rapporti contrattuali diretti sia con il cedente la merce, sia con il prestatore la lavorazione.

Il caso

Il caso

Un operatore francese (FR1) acquista materia prima da un operatore italiano (IT1) il quale, su incarico di FR1, consegna la materia prima ad un altro operatore italiano (IT2) per la lavorazione. IT2, una volta effettuata la lavorazione, consegna i beni a FR1. FR1 riceve fattura da IT1 per la cessione del bene e da IT2 per la lavorazione.

IT1 effettua una cessione intracomunitaria non imponibile ex art. 41, c. 1, lett. a), DL 331/1993, per la quale emette fattura nei confronti di FR1 e compila l’elenco Intrastat relativo ai beni (mod. INTRA 1-bis).

Normativa

IT1 è tenuto a munirsi della prova (ad esempio, il CRM) dell’effettiva uscita dei beni dal territorio dello Stato, in mancanza della quale è obbligato a regolarizzare l’operazione con assoggettamento ad imposta.

IT2, ossia il soggetto che esegue la lavorazione, deve osservare i seguenti adempimenti:

  • annotazione della merce ricevuta nel registro di “carico e scarico” ex art. 50, c. 5, DL 331/1993;
  • emissione di fattura nei confronti di FR1, fuori campo IVA ex art. 7-ter, DPR 633/1972;
  • se operatore mensile, compila, con riferimento al momento in cui i beni lasciano il territorio dello Stato, il mod. INTRA 1-bis (cessioni di beni) per monitorare la movimentazione dei beni solo ai fini statistici (non compila le colonne da 2 a 4, indica in colonna 5 “Natura della transazione” il codice “5”, e quale valore statistico riporta il valore finale complessivo dei beni dato dalla fattura emessa da IT1 per la cessione di beni più la propria fattura di lavorazione);
  • annotazione dello “scarico” della merce nel registro ex art. 50, c. 5, DL 331/1993;
  • presentazione del mod. INTRA 1-quater (servizi resi).

TRIANGOLAZIONE INTERNA COMUNITARIA

La Circolare n. 43/E/2010 affronta anche il caso in cui un soggetto nazionale (IT2) acquista beni da un fornitore nazionale (IT1), attribuendo a quest’ultimo l’incarico di spedirli direttamente al proprio cliente stabilito in altro Stato membro.

In questo caso il rapporto che viene ad instaurarsi tra i due soggetti nazionali si configura come un’operazione interna, non imponibile IVA ex art. 58, c. 1, DL 331/1993.

Attenzione

Attenzione, la non imponibilità IVA trova applicazione solo se i beni non vengono consegnati nel territorio dello Stato ma spediti o trasportati direttamente in altro Stato membro per incarico del cessionario (IT2) a cura o a nome del fornitore (IT1).

La prova che consente di superare la presunzione di consegna nello Stato può essere rappresentata dalla documentazione relativa al trasporto oppure da qualsiasi altro documento dal quale risulti che l’incarico del trasporto o della spedizione è stato conferito al cedente dal proprio cessionario.

Normativa

Sul punto si evidenzia che la Risoluzione n. 35/E/2010 estende il beneficio della non imponibilità anche se il cessionario (IT2), su mandato ed in nome del cedente, incarica un vettore terzo di ritirare la merce presso il fornitore (IT1) e di consegnarla al destinatario finale.

In ogni caso, per fruire della non imponibilità IVA, la merce non deve mai entrare nella disponibilità del cessionario (IT2).

Per quanto riguarda gli adempimenti in capo ai due operatori nazionali:

  • IT1 effettua un’operazione interna, per la quale emette fattura non imponibile IVA ex art. 58, c. 1, DL 331/1993. Trattandosi di un’operazione interna non va compilato l’INTRASTAT;
  • IT2 effettua una cessione intracomunitaria ed emette, nei confronti del cliente UE, una fattura non imponibile IVA ex art. 41, c. 1, DL 331/1993. Compila il relativo mod. INTRA 1-bis (cessione di beni).

LA POSSIBILITA’ DI EMETTERE UN’UNICA FATTURA PER BENI E SERVIZI

Per le cessioni di beni e le prestazioni di servizi effettuate nello stesso giorno nei confronti del medesimo destinatario, è possibile emettere un’unica fattura (per le operazioni attive), ovvero un’unica autofattura (per le operazioni passive).

Le operazioni vanno indicate distintamente in fattura e riportate, in base alla loro natura, negli elenchi riepilogativi delle cessioni/acquisti di beni o dei servizi resi/ricevuti.

L’Agenzia rammenta inoltre che se sussiste un nesso di accessorietà tra operazioni diverse, nei modelli Intra va indicato il valore globale, sommando il corrispettivo della prestazione accessoria a quello della prestazione principale.

Ad esempio, se il servizio è accessorio ad una cessione di beni, l’operazione va indicata soltanto nei modelli relativi ai beni sommando il corrispettivo della prestazione di servizi al corrispettivo relativo ai beni.

LE SEMPLIFICAZIONI PER GLI AUTOTRASPORTATORI E I MODELLI INTRASTAT

L’art. 74, c. 4, DPR 633/1972, riconosce a favore degli autotrasportatori la possibilità di registrare le fatture emesse entro il trimestre successivo a quello di emissione. Tuttavia, considerato che gli adempimenti relativi agli elenchi sono, almeno in termini generali, collegati al momento di emissione della fattura, un documento emesso a febbraio deve essere incluso negli elenchi riepilogativi di tale mese o del primo trimestre.

Pertanto, indipendentemente dal termine di registrazione nei registri IVA, l’annotazione delle operazioni negli elenchi riepilogativi, “per coerenza con le finalità di controllo proprie degli elenchi stessi”, deve essere effettuata nel periodo in cui si considera eseguita.

LA COSTRUZIONE DI STAMPI PER UN CLIENTE COMUNITARIO

L’Agenzia affronta, infine, il caso di una società italiana produttrice di calzature che addebita ad un proprio cliente UE i costi di sviluppo di nuovi stampi occorrenti per produrre un campionario commissionatogli dallo stesso soggetto comunitario.

Secondo l’Agenzia delle Entrate se:

  • tra il committente e l’operatore italiano viene stipulato un unico contratto di appalto relativo alla realizzazione dello stampo ed alla fornitura dei beni prodotti con lo stesso;
  • lo stampo, a fine lavorazione, viene inviato nell’altro Stato UE, ovvero in conseguenza dell’ordinario processo di produzione o per accordi contrattuali, viene distrutto o sia divenuto inservibile;

la realizzazione dello stampo deve considerarsi accessoria alla cessione di beni e, quindi, fatturata ex art. 41, DL 331/1993, e riepilogata negli elenchi relativi alle cessioni di beni (mod. INTRA 1-bis).

In mancanza delle predette condizioni lo sviluppo degli stampi per la fabbricazione di calzature assume un’autonoma rilevanza quale prestazione di servizio generica, da includere nei modelli relativi ai servizi resi (mod. INTRA 1-quater).

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14 comments to Elenchi Intrastat Settembre

  • ANITA

    Rispondo a:
    ANITA

    “Salve, ho un quesito da porre. Emetto fatture a clienti esteri CEE per rimborso spese, una sorta di rivalsa perché queste spese sono a me fatturate per dei servizi di cui usufruiscono i miei clienti ed io emetto fattura per il rimborso delle stesse. Le fatture sono emesse non imponibili ai sensi dell’art. 7-ter, DPR 633/1972. Queste fatture vanno inserite negli elenchi intrastat?”

    Se, effettivamente, si tratta di prestazioni “generiche” rientranti nel novero delle operazioni disciplinate dall’art. 7-ter, DPR 633/1972, non vi è dubbio che le stesse vadano dichiarate nei modelli INTRASTAT.

    Tuttavia, se si tratta davvero di operazioni non imponibili (e sul punto, considerato quanto esposto nel quesito, abbiamo forti dubbi), l’art. 50, c. 5, DL 331/1993 e l’art. 5, c. 4, DM 22 febbraio 2010, stabiliscono che gli elenchi riepilogativi delle prestazioni di servizi non comprendono le operazioni per le quali non è dovuta l’imposta nello Stato membro in cui è stabilito il committente.

    In altri termini, non è obbligo del contribuente dichiarare le prestazioni di servizi rese per le quali non è dovuta l’imposta nello Stato membro in cui è stabilito il committente, né quelle ricevute da un operatore residente da parte di un prestatore comunitario per le quali non è dovuta l’imposta in Italia.

    Buon lavoro.

    Lo Staff di Intrastat.biz

  • ghilo

    Rispondo a:
    ghilo

    “In caso di invio da gennaio ad agosto (la società è mensile) di elenchi privi della sezione dedicata ai servizi, compilata quindi solo per la parte relativa a cessioni di beni, quale è il corretto comportamento per ravvedere e sanare la situazione?”

    Per elenco è da intendersi l’insieme costituito dal frontespizio, dai modelli bis, ter, quater e quinquies, separatamente per gli elenchi delle cessioni (INTRA 1) e degli acquisti (INTRA 2).

    Pertanto, se non viene presentato l’elenco acquisti relativo ad un determinato periodo, si rientra nell’ipotesi di omissione (per tale elenco) anche se è stato presentato l’elenco delle cessioni riferito al medesimo periodo, e viceversa.

    Nell’ambito di una delle due tipologie di elenchi (acquisti o cessioni) è invece sufficiente che venga presentato anche un solo modello (bis, ter, quater o quinquies), perché l’eventuale mancata presentazione di uno o più degli altri modelli non configuri l’omessa presentazione, ma l’incompleta o irregolare compilazione dell’elenco.

    Nel caso specifico, ai sensi dell’art. 11, c. 4, D.Lgs. 471/1997, parrebbe quindi possibile presentare i modelli relativi alle prestazioni di servizi rese senza incorrere in alcuna sanzione.

    Se le irregolarità vengono rilevate dall’Amministrazione finanziaria in sede di verifica, si viene invitati alla presentazione degli elenchi nel termine di 30 giorni. Se si ottempera all’invito dell’Ufficio non si incorre in nessuna sanzione, se la regolarizzazione avviene oltre il termine fissato o non viene affatto eseguita, la sanziona applicata va da € 516 a € 1.032 per ciascun elenco.

    Buon lavoro.

    Lo Staff di Intrastat.biz

  • ANITA

    Rispondo a:
    ANITA

    “Le fatture sia Cee che extra Cee relative a pedaggi autostradali vanno registrate fuori campo IVA art. 7-quater oppure con integrazione dell’IVA con relativa presentazione modello INTRA per fattura Cee?”

    Con Risoluzione n. 170/E/1999, l’Agenzia delle Entrate ha affermato che i pedaggi relativi al diritto di percorrere autostrade costituiscono il corrispettivo di una prestazione di servizi relativa all’utilizzo di bene immobile.

    Pertanto, tali prestazioni rientrano nell’ambito di applicazione dall’art. 7-quater, c. 1, lett. a), DPR 633/1972, e vanno assoggettate a imposta nel luogo di stabilimento del bene immobile (l’autostrada).

    Le fatture relative a pedaggi autostradali effettuati all’estero dovrebbero quindi essere assoggettate all’imposta locale. Le stesse vanno registrate a contabilità generale senza transitare nei registri IVA. Non va presentato il mod. INTRASTAT.

    E’ possibile espletare la procedura di rimborso dell’IVA seguendo la procedura dettata dall’art. 38-bis1, DPR 633/1972.

    Buon lavoro.

    Lo Staff di Intrastat.biz

  • TRAMPOLINI PIERO

    Avrei necessità di un chiarimento in merito alla determinazione del controvalore delle fatture dei paesi no euro; la circolare 36 dell’Agenzia delle Entrate dice che deve essere considerato il cambio delle valute estere pubblicato dalla Banca d’Italia “alla data in cui l’operazione si ritiene effettuata”, ora il momento dell’effettuazione della prestazione di servizi è il pagamento, ma l’operazione si considera effettuata per l’importo fatturato se prima viene emessa la fattura, quindi il controvalore deve essere, secondo me, determinato con il cambio della data della fattura; nella pratica la quasi totalità delle prestazioni di servizi, prima vengono fatturate e poi pagate; c’è da ultimo chi sostiene che il controvalore debba essere determinato con la data dell’autofattura, ma secondo me non è esatto.Richiedo vs. autorevole parere in merito a quanto esposto.

  • PIGNATELLI

    Rispondo a:
    PIGNATELLI

    “Ho ricevuto una fattura di trasporti polacca il 30.9.2010 ed è stata registrata lo stesso giorno con contemporanea emissione di autofattura. Purtroppo tale fattura non è stata inserita nella sezione 3 del modello INTRA inerente il mese di settembre. Inoltre il 20.10.2010 ho ricevuto una nota di credito a storno parziale della stessa. Come posso fare per sanare la situazione? Visto che la sezione degli acquisti mi da la possibilità di rettificare una fattura già inserita negli elenchi precedenti.”

    Per sanare la situazione occorre presentare l’elenco omesso (mod. INTRA 2-quater) indicando come periodo di riferimento quello al quale si sarebbe dovuta originariamente riferire la dichiarazione (nel caso, settembre 2010) e, contestualmente, effettuare il ravvedimento operoso versando la sanzione ridotta di € 51 (mod. F24: sezione Erario, codice tributo 8911, anno di riferimento 2010).

    Relativamente alla nota di credito, occorre presentare il mod. INTRA 2-quinquies con riferimento al periodo in cui è stata registrata la nota di variazione.

    Nella compilazione del mod. quinquies occorre tener conto che:

    - nelle colonne da 2 a 5 si devono riportare i riferimenti alla dichiarazione originaria;
    - nelle colonne da 6 a 15 vanno dichiarati tutti gli elementi dell’operazione, non solo quelli che sono variati, rispetto alla dichiarazione che si intende correggere.

    Nella colonna ammontare delle operazioni va indicato il valore in termini assoluti, non di variazione rispetto alla dichiarazione originaria. Ad esempio, se una prestazione di servizi originariamente dichiarata per € 100, assume il valore di € 70, si deve indicare € 70 (non € 30).

    Infine, relativamente alla possibilità di indicare nel mod. INTRA 2-quater il valore dell’operazione al netto della nota di variazione, nel caso prospettato tale soluzione non pare percorribile considerato che la fattura e la nota di credito sono riferite a due diversi periodi (la fattura a settembre e la nota di credito, presumibilmente, a ottobre).

    Buon lavoro.

    Lo Staff di Intrastat.biz

  • ANITA

    Rispondo a:
    ANITA

    “Le fatture emesse a clienti CEE per rimborso spese pedaggi autostradali come vanno emesse? Che articolo di esenzione deve essere indicato? Rientrano negli elenchi INTRASTAT?”

    Per poter rispondere compiutamente al quesito occorre comprendere la natura del rapporto intercorrente tra i soggetti coinvolti nell’operazione (mandato con o senza rappresentanza) ed il luogo di utilizzo del servizio.

    In termini generali, è possibile affermare che a fronte di un mandato senza rappresentanza (ipotesi più ricorrente) il servizio riaddebitato mantiene la sua natura originaria.

    Di conseguenza, se il servizio di pedaggio autostradale è relativo ad autostrade italiane, lo stesso va fatturato con IVA ai sensi dell’art. 7-quater, lett. a), DPR 633/1972, senza necessità di presentare il mod. INTRASTAT.

    Se, invece, il servizio è relativo ad autostrade estere, il riaddebito va fatturato fuori campo IVA ex art. 7-bis, DPR 633/1972. Anche in questo caso non occorre presentare INTRASTAT.

    Buon lavoro.

    Lo Staff di Intrastat.biz

  • ANITA

    Rispondo a:
    ANITA

    “Non sarei d’accordo sull’ultima affermazione dato che l’art. 7-bis riguarda la cessione dei beni. Quindi come devo procedere? Grazie mille.”

    Si, effettivamente ci è “scappato” un bis che non doveva esserci. Il riferimento corretto è all’art. 7, DPR 633/1972, concernente la territorialità dell’imposta.

    Buon lavoro.

    Lo Staff di Intrastat.biz

  • angela

    Rispondo a:
    angela

    “Le fatture CEE ricevute per pedaggi autostradali in Italia rientrano nel modello intra? Grazie.”

    Con Risoluzione n. 170/E/1999, l’Agenzia delle Entrate ha affermato che i pedaggi relativi al diritto di percorrere autostrade costituiscono il corrispettivo di una prestazione di servizi relativa all’utilizzo di bene immobile.

    Pertanto, tali prestazioni rientrano nell’ambito di applicazione dall’art. 7-quater, c. 1, lett. a), DPR 633/1972, e vanno assoggettate a imposta nel luogo di stabilimento del bene immobile (ossia nel Paese ove insiste l’autostrada).

    Trattandosi di 7-quater non va presentato il mod. INTRASTAT.

    Buon lavoro.

    Lo Staff di Intrastat.biz

  • ANITA

    Rispondo a:
    ANITA

    “Scusa l’insistenza ma vorrei comunque capire il giusto articolo di esenzione perché articolo 7 è generico. Grazie.”

    E’ una prestazione fuori campo IVA per mancanza del requisito territoriale. Infatti, trattandosi di una prestazione rilevante nel luogo ove insiste il bene immobile (l’autostrada) l’unica alternativa percorribile sarebbe quella di identificarsi nel Paese UE del pedaggio ed emettere fattura con imposta locale.

    Buon lavoro.

    Lo Staff di Intrastat.biz

  • ANITA

    Rispondo a:
    ANITA

    “Salve, devo cancellare una riga dettaglio dall’INTRA 2-bis perché erroneamente inserita. Come si deve procedere? Nelle istruzioni ministeriali si parla solo di modifiche. Grazie.”

    In caso di cancellazione di una riga dettaglio di un modello “bis”, occorre presentare il mod. INTRA 2-ter riportando in tutte le colonne i dati comunicati nel mod. INTRA 2-bis e nella colonna 7 il segno “-“.

    Buon lavoro.

    Lo Staff di Intrastat.biz

  • francescadelgiudice

    Rispondo a:
    Francesca Del Giudice

    “Ho bisogno di un chiarimento in merito alle integrazioni/rettifiche dei modelli INTRASTAT di acquisto merci. Ho dichiarato il modello INTRASTAT del 4° trimestre 2010 nei termini, oggi il cliente mi invia altre fatture del 4° trimestre 2010 (di cui si era dimenticato e che ha registrato nel registro IVA di dicembre 2010), in questi casi per l’INTRASTAT come si procede? Posso, oggi, rettificare/integrare il mod. INTRASTAT già dichiarato, compilando un mod. 2-bis competenza 4° trimestre 2010? In questo caso risulterebbe una presentazione tardiva passibile di ammenda? Oppure devo compilare un mod. 2-ter con la prossima presentazione?”

    I modelli “ter” (rettifiche beni) e “quinquies” (rettifiche servizi) sono predisposti per rettificare dichiarazioni già presentate con l’utilizzo dei modelli “bis” (beni) o “quater” (servizi).

    Pertanto, in presenza di dichiarazioni omesse è necessario presentare un modello “bis” o un modello “quater”, indicando come periodo di riferimento quello al quale si sarebbe dovuta originariamente riferire la dichiarazione.

    Nel caso specifico occorre quindi presentare un nuovo modello INTRA 2-bis, indicando come periodo di riferimento il 4° trimestre 2010.

    è bene sapere che in sede di presentazione del modello “bis” (o del modello “quater”) omesso, devono essere osservate le regole previste per la periodicità cui si era soggetti nel momento in cui si sarebbe dovuto presentare il modello omesso.

    Pertanto, almeno per quanto riguarda i beni, un contribuente passato dalla periodicità mensile a quella trimestrale è tenuto a compilare anche i campi di natura statistica per le eventuali operazioni non segnalate nel periodo in cui era obbligato alla presentazione mensile.

    Al contrario, un contribuente passato dalla periodicità trimestrale a quella mensile non è obbligato alla compilazione dei campi di natura statistica per le eventuali operazioni non segnalate nel periodo in cui fruiva della possibilità di presentazione trimestrale.

    La sanzione prevista per l’omessa presentazione degli elenchi varia a seconda del momento in cui si procede alla regolarizzazione.

    In particolare, se il contribuente provvede a presentare il modello omesso entro il termine per la presentazione della dichiarazione IVA relativa all’anno nel quale l’elenco avrebbe dovuto essere presentato, la sanzione è pari a € 52 (€ 64 per le violazioni commesse a partire dall’1.2.2011) per ciascun elenco.

    Se, invece, l’omissione viene accertata dall’Ufficio, è applicabile la sanzione da € 258 a € 516 qualora il contribuente provveda alla presentazione dell’elenco omesso nel termine di 30 giorni dalla richiesta, oppure da € 516 a € 1.032 in caso di mancata presentazione nel termine richiesto.

    Le disposizioni normative non contemplano l’ipotesi della mancata dichiarazione di un’operazione nell’ambito di un elenco che sia stato comunque presentato nei termini prescritti.
    A parere dello scrivente la mancata o tardiva dichiarazione di una o più operazioni risulta equiparabile, almeno in termini sanzionatori, all’omessa presentazione di un elenco.

    Pertanto, venendo infine al caso in esame, considerato che il termine per il ravvedimento è scaduto lo scorso 30.9, non resta che attendere l’invito dell’Ufficio alla presentazione del modello omesso, con sanzione da € 258 a € 516.

    Buon lavoro.

    Lo Staff di Intrastat.biz

  • mari

    E’ molto chiaro l’aiuto. Grazie.

  • giovanni galante

    Rispondo a:
    Giovanni Galante

    “Ho ricevuto una fattura tedesca (con mia partita IVA regolarmente indicata) per un acquisto intracomunitario in cui il cedente mi ha anche assoggettato l’importo ad IVA tedesca. Come mi devo comportare ai fini Intrastat e nella contabilità aziendale?”

    L’operazione non è da considerarsi quale intracomunitaria in quanto espone l’imposta del Paese del cedente (costituisce pertanto un’operazione “interna” alla Germania).

    Di conseguenza la stessa non deve essere riepilogata negli elenchi INTRASTAT (i quali accolgono unicamente le cessioni e gli acquisti intracomunitari di beni e le prestazioni di servizi rese e ricevute per le quali l’imposta è dovuta nel Paese del committente).

    La fattura non va annotata nei registri IVA ma deve essere unicamente registrata in contabilità generale (per l’intero ammontare) ai fini della determinazione del reddito.

    è comunque possibile chiedere il rimborso dell’IVA tedesca con la nuova procedura ex art. 38-bis1, DPR 633/1972 (si veda l’articolo “Il rimborso dell’IVA assolta in altri Paesi UE”).

    Buon lavoro.

    Lo Staff di Intrastat.biz

  • giovanni galante

    Rispondo a:
    Giovanni Galante

    “Qualora volessi procedere alla richiesta di rimborso e il partner tedesco rimborsasse, diventa un’operazione intracomunitaria e quindi soggetta alle relative procedure (reverse charge, intrastat, ecc.)? Grazie.”

    No, l’operazione rimane “interna” alla Germania.

    Naturalmente, all’avvenuto ottenimento del rimborso IVA è necessario stornare dalla contabilità la quota di costo riferita all’imposta.

    Prima di procedere con la richiesta di rimborso dell’imposta è comunque opportuno verificare se in Germania il bene o il servizio acquistato è detraibile ai fini IVA secondo la normativa ivi vigente.

    Infatti, l’imposta è rimborsabile in base alle regole di detraibilità previste dal Paese di sostenimento della spesa (http://ec.europa.eu/taxation_customs/taxation/vat/traders/vat_refunds/index_en.htm).

    Un’ultima annotazione, il rimborso viene erogato dall’Amministrazione finanziaria dello Stato estero (nel caso la Germania), non dal cedente o prestatore comunitario.

    Buon lavoro.

    Lo Staff di Intrastat.biz

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