AGENZIA DELLE ENTRATE

Estensioni dell'Obbligo Black List

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Black List - Le Estensioni dell'Obbligo
Ultimo Aggiornamento: 21/07/2011 - Numero Download: 715

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COMUNICAZIONE BLACK LIST: LE ESTENSIONI DELL’OBBLIGO

Con una recente pronuncia l’Agenzia delle Entrate ha precisato che le operazioni poste in essere con operatori economici localizzati in Paesi “black list” devono formare oggetto di comunicazione anche se formalmente riconducibili ad un codice identificativo IVA rilasciato da uno Stato a fiscalità ordinaria in cui sono territorialmente rilevanti.

Il nuovo intervento si pone nel solco di quanto già chiarito in precedenti interventi di prassi ove è stato specificato che sono soggette all’obbligo di comunicazione anche le operazioni intercorse con il rappresentante fiscale o la stabile organizzazione di un operatore economico “black list”.

QUADRO NORMATIVO

L’art. 1, DL 40/2010, convertito dalla Legge 73/2010, ha introdotto l’obbligo di comunicare all’Agenzia delle Entrate le cessioni e gli acquisti di beni, nonché le prestazioni di servizi effettuate e ricevute, poste in essere con operatori economici localizzati in Paesi che, avendo un regime di fiscalità privilegiata, sono inclusi nelle c.d. “black list” di cui ai DDMM 4.5.1999 e 21.11.2001.

Alla norma ha dato attuazione il DM 30.3.2010, il quale, oltre ad individuare i soggetti obbligati, le operazioni da riepilogare e gli elementi da indicare nella comunicazione, ha previsto che tale obbligo interessi le operazioni effettuate a partire dall’1.7.2010 (si veda la CF n. 31/2010).

Con Provvedimento 28.5.2010, l’Agenzia delle Entrate ha approvato il relativo modello di comunicazione e le istruzioni per la compilazione dello stesso (si veda la CF n. 44/2010). Con Provvedimento n. 2010/102282 del 5.7.2010, l’Agenzia delle Entrate ha approvato le specifiche tecniche per la trasmissione telematica della comunicazione.

Il DM 5.8.2010, oltre a dettare talune disposizioni di carattere applicativo, ha disposto la proroga al 2.11.2010 delle comunicazioni relative ai mesi di luglio e agosto 2010 e recepito l’esclusione dalle “black list”, contenuta nel DM 27.7.2010, di Malta, Cipro e Corea del Sud (si veda la CF n. 62/2010).

Nell’imminenza della prima scadenza, la CM n. 53/E/2010 ha chiarito i principali aspetti applicativi del nuovo adempimento (si veda la CF n. 75/2010), tra i quali si evidenzia l’obbligo di comunicazione per le operazioni effettuate con soggetti localizzati nei Paesi “black list”, come individuati dalla combinazione delle due specifiche liste, a prescindere dall’attività svolta e dalla natura giuridica degli operatori economici.

Con CM n. 54/E/2010, l’Agenzia delle Entrate ha disposto che le eventuali violazioni commesse nella compilazione delle comunicazioni presentate entro il 2.11.2010, potessero essere sanate senza l’applicazione di sanzioni, qualora il contribuente avesse provveduto a sanare tali irregolarità con una comunicazione integrativa da presentare entro il termine del 31.1.2011 (si veda la CF n. 76/2010).

Con RM n. 121/E/2010, l’Agenzia delle Entrate ha precisato che le operazioni che avvengono tra la stabile organizzazione di un operatore nazionale, stabilita in un Paese a fiscalità privilegiata, ed i soggetti economici ivi operanti devono essere riepilogate nella comunicazione.

Infine, con CM n. 2/E/2011 (si veda la CF n. 12/2011), l’Agenzia delle Entrate ha fornito nuovi chiarimenti in relazione a particolari tematiche di natura operativa.
Esaminiamo di seguito il nuovo intervento dell’Agenzia delle Entrate, contenuto nella RM n. 71/E/2011 pubblicata lo scorso 6 luglio.

QUANDO INSORGE L’OBBLIGO DI COMUNICAZIONE

Ai sensi dell’art. 1, c. 1, DM 30.3.2010, formano oggetto di comunicazione le operazioni intercorse con operatori economici aventi sede, residenza o domicilio negli Stati o territori individuati dai DDMM 4.5.1999 e 21.11.2001.

Pertanto, affinché sorga l’obbligo di comunicazione, la controparte deve essere:

  • un operatore economico (indipendentemente dalla natura giuridica e dall’attività svolta),
  • localizzato in un Paese “black list” in quanto vi ha la sede, la residenza o il domicilio.

Normativa

Secondo la prassi ministeriale si considera “operatore economico” chiunque eserciti, in modo indipendente e in qualsiasi luogo, un’attività economica, indipendentemente dallo scopo o dai risultati di detta attività.

Ai fini della verifica dello status di operatore economico, possono essere alternativamente utilizzati come elementi probatori:

  • l’eventuale certificazione o il numero identificativo rilasciati dalle autorità fiscali del Paese “black list” attestanti lo svolgimento di un’attività economica (imprenditoriale, professionale o artistica) da parte della controparte localizzata in un “paradiso fiscale”;
  • la dichiarazione della controparte attestante lo svolgimento di un’attività imprenditoriale, professionale o artistica.

Relativamente all’individuazione dei territori e dei Paesi a fiscalità privilegiata inclusi nei DDMM 4.5.1999 e 21.11.2001, la CM n. 53/E/2010 ha precisato che: “le liste in essi contenute devono essere applicate congiuntamente e a prescindere dalla condizione soggettiva dell’operatore economico.

è quindi sufficiente che l’operatore economico abbia sede, residenza o domicilio in un Paese contemplato da una sola delle due liste per far scattare l’obbligo di comunicazione.

Esempio 1

Ad esempio, é tenuto all’obbligo di comunicazione il soggetto passivo IVA che effettua cessioni di beni nei confronti di un operatore economico stabilito in un Paese non incluso nell’elenco di cui al DM 4.5.1999, ma previsto in quello del DM 21.11.2001.

Ai fini dell’obbligo di comunicazione, non rilevano neppure i limiti soggettivi e oggettivi espressamente previsti dagli artt. 2 e 3, DM 21.11.2001.

Esempio 2

Ad esempio, é tenuto all’obbligo di comunicazione il soggetto passivo IVA che effettua cessioni di beni nei confronti di una società stabilita in Giamaica, anche se non si tratta di una società localizzata nei territori individuati dal Jamaica Export Free Zone Act.

Tale “perimetro” di applicazione della normativa è stato significativamente ampliato dai successivi interventi di prassi via via emanati dall’Agenzia delle Entrate.

SOGGETTI NON RESIDENTI OPERANTI IN ITALIA

L’art. 1, c. 1, DM 30.3.2010, prevede che l’obbligo di comunicazione interessi i soggetti passivi IVA senza distinguere tra soggetti stabiliti nel territorio dello Stato e soggetti non residenti.

La CM n. 53/E/2010 ha, quindi, opportunamente puntualizzato che l’obbligo di comunicazione riguarda anche i soggetti non residenti (comunitari o extracomunitari), pur limitatamente alle operazioni territorialmente rilevanti in Italia eseguite con operatori localizzati in Paesi “black list”.
Pertanto, tra i soggetti passivi IVA tenuti alla comunicazione in esame rientrano anche i soggetti non residenti che:

  • si sono identificati ai fini IVA in Italia ex art. 35-ter, DPR 633/1972;
  • hanno nominato un rappresentante fiscale in Italia;
  • hanno costituito una stabile organizzazione nel territorio dello Stato.

Naturalmente, l’obbligo di comunicazione scatta per le sole operazioni intercorse con operatori economici “black list”.

LE OPERAZIONI CON RAPPRESENTANTI FISCALI E STABILI ORGANIZZAZIONI

Pur in assenza di una specifica disposizione normativa, considerata la finalità di contrasto alla frode ed all’evasione fiscale perseguita dalla nuova disciplina, la CM n. 53/E/2010 ha esteso l’obbligo di comunicazione anche alle operazioni intercorse tra un soggetto passivo IVA e:

  • il rappresentante fiscale di un operatore economico “black list”, se nominato in un Paese non incluso in “black list” (ad esempio, operazioni nei confronti del rappresentante fiscale di una società svizzera nominato in Germania);
  • la stabile organizzazione di un operatore economico “black list”, pur se costituita in un Paese non incluso in “black list” (ad esempio, operazioni nei confronti della stabile organizzazione tedesca con casa madre in Svizzera).

Attenzione

Attenzione, l’obbligo sussiste anche se il rappresentante fiscale o la stabile organizzazione dell’operatore economico “black list” sono localizzati nel territorio Italiano.

A parere dell’Agenzia, la nomina di un rappresentante fiscale non attribuisce allo stesso la qualifica di operatore economico o di autonomo soggetto IVA ma, soltanto, lo status di “soggetto identificato” attraverso il quale l’operatore estero adempie gli obblighi ed esercita i diritti derivanti dall’applicazione del tributo.

La stabile organizzazione costituisce invece una mera articolazione del soggetto estero e non un’autonoma e distinta entità giuridica.

Di conseguenza, considerato tale rapporto di “trasparenza”, la controparte giuridica dell’operazione non viene modificata dalla presenza del rappresentante fiscale o della stabile organizzazione, ma rimane un operatore localizzato in un Paese “black list”.

Esempio 1

Una ditta italiana effettua una cessione di beni nei confronti di una società svizzera e su incarico della stessa provvede alla fatturazione e consegna della merce al rappresentante fiscale tedesco della società svizzera. L’operazione, pur costituendo una cessione intracomunitaria di beni, va riepilogata nella comunicazione “black list.

Esempio 1

Una ditta italiana effettua una cessione di beni nei confronti di una società svizzera e su incarico della stessa provvede alla fatturazione e consegna della merce al rappresentante fiscale italiano della società svizzera. L’operazione, imponibile IVA in Italia, va riepilogata nella comunicazione “black list.

Tale interpretazione non pare del tutto condivisibile, infatti, mentre la nomina di un rappresentante fiscale nel territorio di un Paese comunitario non determina in capo allo stesso l’insorgere dello status di (autonomo) soggetto passivo stabilito, la costituzione di una stabile organizzazione produce effetti ben diversi, attesa l’autonomia giuridica delle operazioni poste in essere dalla stabile organizzazione rispetto alla casa madre.

Normativa

Autonomia giuridica rinvenibile anche nella definizione di soggetto passivo IVA stabilito nel territorio dello Stato ex art. 7, c. 1, lett. d), DPR 633/1972, ove viene affermato che come tale deve intendersi anche la stabile organizzazione nel territorio dello Stato di un soggetto domiciliato e residente all’estero (pur limitatamente alle operazioni da essa rese o ricevute).

La CM n. 2/E/2011, tornando sul punto, ha precisato che non devono invece essere comunicate le operazioni intercorse con il rappresentante fiscale, nominato in un Paese “black list”, di un fornitore che non è stabilito in un Paese “black list” (ad esempio, operazioni nei confronti del rappresentante fiscale di una società tedesca nominato in Svizzera).

controparte

obbligo comunicazione

Rappresentante fiscale di un operatore black list nominato in un Paese non incluso in black list (ancorché in Italia)

SI

Stabile organizzazione di un operatore black list costituita in un Paese non incluso in black list (ancorché in Italia)

SI

Rappresentante fiscale di un operatore non black list nominato in un Paese incluso in black list

NO

Stabile organizzazione di un operatore non black list costituita in un Paese incluso in black list

NO

LE OPERAZIONI DELLA STABILE ORGANIZZAZIONE ALL’ESTERO

Con RM n. 121/E/2010, l’Agenzia delle Entrate ha evidenziato che formano oggetto di comunicazione anche le operazioni intercorse tra la stabile organizzazione di un soggetto italiano, stabilita in un Paese “black list”, ed i soggetti economici ivi (o in altri Stati a fiscalità privilegiata) localizzati.

Restano, invece, escluse le operazioni poste in essere dalla stabile organizzazione con operatori localizzati in Paesi a fiscalità ordinaria.

L’intervento dell’Agenzia prende avvio da un interpello promosso da una società residente in Italia che ha costituito una stabile organizzazione negli Emirati Arabi Uniti (Paese inserito in “black list”) per la realizzazione di opere edili.

Secondo la società istante, le operazioni poste in essere dalla stabile organizzazione all’estero non rientrano nel nuovo obbligo di comunicazione in quanto:

  • la legislazione degli Emirati Arabi Uniti non contempla un imposta simile all’IVA e, pertanto, le cessioni di beni e le prestazioni di servizi non vengono annotate su un apposito registro;
  • la stabile organizzazione costituisce un soggetto distinto rispetto alla casa madre italiana.

A parere dell’Agenzia, invece, la circostanza che le operazioni effettuate dalla stabile organizzazione negli Emirati Arabi Uniti verso operatori economici ivi operanti, siano fuori campo di applicazione dell’IVA in Italia, non è idonea, in linea di principio, a escluderle dall’obbligo di comunicazione.

Sul punto l’Agenzia ricorda, infatti, l’estensione dell’obbligo di comunicazione alle prestazioni di servizi che non si considerano effettuate nel territorio dello Stato ai fini IVA, operata dall’art. 3, c. 1, DM 5.8.2010.

L’Agenzia, inoltre, richiama quanto già enunciato nella CM n. 53/E/2010 in ordine al rapporto di “trasparenza” che intercorre tra la casa madre e la stabile organizzazione all’estero.

La successiva CM n. 2/E/2011 ha inteso limitare l’ambito applicativo del principio enunciato nella RM n. 121/E/2010, puntualizzando che l’obbligo di comunicazione posto in capo alla stabile organizzazione localizzata in un Paese a fiscalità privilegiata, interessa le sole prestazioni di servizi non soggette ad imposta per carenza del requisito territoriale.

Normativa

L’art. 3, c. 1, DM 5.8.2011, ha, infatti, esteso l’obbligo di comunicazione anche alle prestazioni di servizi che non si considerano effettuate nel territorio dello Stato agli effetti IVA e che sono rese o ricevute da operatori “black list”.

Restano, quindi, escluse dalla comunicazione le cessioni e gli acquisti di beni effettuate dalla stabile organizzazione del soggetto residente nei confronti di operatori stabiliti in Paesi “black list”, in quanto trattasi di operazioni non soggette a IVA per mancanza del requisito territoriale (i beni, infatti, non transitano sul territorio nazionale):

La circolare dell’Agenzia ha inoltre chiarito che anche le prestazioni di servizi poste in essere nei confronti di un operatore economico stabilito in un Paese “black list”, dalla stabile organizzazione, situata in un Paese a fiscalità ordinaria, di un soggetto economico residente in Italia, devono formare oggetto di comunicazione.

COMUNICAZIONE BLACK LIST E IDENTIFICAZIONE DIRETTA

Da ultimo, con la RM n. 71/E/2011, l’Agenzia ha precisato che sono soggette all’obbligo di comunicazione anche le operazioni intercorse tra un soggetto passivo IVA ed un operatore economico “black list” identificato ai fini dell’imposta in un Paese a fiscalità ordinaria (ad esempio, operazioni ricevute da una società svizzera fatturate attraverso il codice identificativo IVA aperto dalla stessa in Germania).

Riprendendo il principio già espresso nella CM n. 53/E/2010, secondo cui sono soggette all’obbligo in esame anche le operazioni realizzate nei confronti del rappresentante fiscale di un operatore economico localizzato in un Paese a fiscalità privilegiata, pur se nominato in un Paese non incluso nelle “black list”, l‘Agenzia delle Entrate precisa che il medesimo principio può essere esteso e trovare applicazione anche quando il soggetto “black list” si sia identificato direttamente in un Paese a fiscalità ordinaria

Anche in questo caso, infatti, l’operazione posta in essere dal soggetto passivo deve considerarsi effettuata direttamente con l’operatore economico localizzato nel Paese “black list”, sebbene sia formalmente riconducibile ad una partita IVA rilasciata da uno Stato a fiscalità ordinaria ed ivi territorialmente rilevante.

controparte

obbligo comunicazione

Operatore black list identificati ai fini IVA in un Paese non incluso in black list

SI

Operatore non black list identificati ai fini IVA in un Paese black list

NO

Nel ribadire il concetto, l’Agenzia fornisce anche le istruzioni operative per la compilazione del modello di comunicazione.

In particolare, con riferimento al quadro A del modello di comunicazione:

  • nello spazio relativo ai dati anagrafici della società estera devono essere indicati i dati relativi all’operatore “black list”;
  • nel campo “Codice fiscale” va indicato il dato relativo al soggetto “black list”;
  • nel campo “Codice IVA” va inserito il codice rilasciato dal Paese di identificazione.
    Inoltre, se l’operatore “black list” veicola le operazioni utilizzando più codici IVA rilasciati da diversi Paesi UE, nello spazio relativo al codice IVA dovranno essere indicati i diversi codici IVA rilasciati dai Paesi in cui lo stesso si è identificato, compilando un quadro per ciascuno di tali codici.

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2 comments to Estensioni Obbligo Black List

  • Rispondo a:
    Stefano Dragone

    “Ho acquistato del materiale a Taiwan ed ho una fattura estera di € 480. Per questa importazione viene emessa bolletta doganale che devo registrare ai fini IVA, dove al codice “405” ho una base imponibile di € 693,29 e la relativa imposta di € 138,66. Nella compilazione del modello black list (siamo mensili), quadro A, operazioni passive, acquisti imponibili, nel quadro A19, l’importo che devo indicare è quello della bolletta doganale?”

    Se abbiamo ben compreso i termini del problema, la risposta al quesito è contenuta nella CM n. 2/E/2011, punto 1.1.

    Alla domanda: “La base imponibile dei beni importati comprende, di regola, oltre ai dazi doganali, anche il costo dei servizi di trasporto. Considerato, inoltre, che il tasso di cambio doganale – adottato per stabilire il valore doganale della merce – non coincide con quello utilizzato per la registrazione dell’acquisto in contabilità generale, si chiede di precisare quali dati rilevino ai fini dell’obbligo di comunicazione.”

    L’Agenzia delle Entrate risponde: “In linea generale, la bolletta doganale acquisisce, ai fini IVA, la natura di documento equipollente alla fattura. Le importazioni devono, quindi, essere segnalate nell’ambito delle operazioni passive – di cui ai righi A19 e seguenti del modello di comunicazione – tenendo conto dei dati indicati nelle bollette doganali. Peraltro, se la registrazione in contabilità generale dell’operazione di importazione è antecedente rispetto all’annotazione nei registri IVA della bolletta doganale, l’importatore deve tener conto, ai fini dell’obbligo di segnalazione, dei dati indicati in contabilità generale, salva la successiva integrazione dei dati eventualmente mancanti – al momento in cui riceve la bolletta doganale e senza applicazione di sanzioni – da inserire nei righi A28 e A29 del modello di comunicazione.”

    Pertanto, se la fattura del fornitore taiwanese non è ancora stata registrata in contabilità generale, i dati esposti nella bolletta doganale potranno essere indicati direttamente ai righi A19 e A20 del modello di comunicazione.

    Restiamo comunque a Sua disposizione nel caso fossero necessari altri chiarimenti e/o i termini del problema risultassero diversi.

    Buon lavoro.
    Redazione Intrastat.biz

  • OMBRETTA TORRACCHI

    Rispondo a:
    ombretta torracchi

    “Una ditta italiana emette fattura a cliente del Liechtenstein con rappresentante fiscale in Germania per cessione di beni destinati a soggetto comunitario polacco. Fermo restando che compiliamo il mod. INTRA per cessione in triangolazione indicando la partita iva del rappresentante fiscale tedesco del cliente del Liechtenstein, chiediamo quali dati identificativi dobbiamo invece indicare nella black list di prossima scadenza relativamente a questo tipo di operazione. In sintesi, il codice identificativo da registrare sulla black list è quello dell’operatore del Liechtenstein o quello del suo rappresentante fiscale tedesco?”

    La CM n. 53/E/2011 ha precisato che, pur in mancanza di una specifica disposizione normativa, devono ritenersi soggette all’obbligo di comunicazione anche le operazioni realizzate con il rappresentante fiscale di un operatore economico localizzato in un Paese a fiscalità privilegiata, qualora il rappresentante fiscale sia nominato in un Paese non incluso in “black list”.

    La RM n. 71/E/2011, in risposta ad un interpello posto da un soggetto passivo IVA relativamente alle operazioni intercorse con un operatore economico “black list” identificato ai fini dell’imposta in un Paese a fiscalità ordinaria, ha specificato che in sede di compilazione del quadro A del modello di comunicazione, nello spazio relativo ai dati anagrafici della società estera vanno indicati la sede legale ed il codice fiscale della società localizzata nel Paese “black list”, mentre nello spazio relativo al codice IVA va indicato il codice IVA rilasciato dal Paese in cui la stessa si è identificata per l’operazione oggetto di comunicazione.

    Dunque, nel caso specifico, si ritiene che nello spazio relativo ai dati anagrafici della società estera vadano indicati la sede legale ed il codice fiscale della società localizzata nel Liechtenstein, mentre nello spazio relativo al codice IVA, quello del rappresentante fiscale tedesco.

    Buon lavoro.

    Lo Staff di Intrastat.biz

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