AGENZIA DELLE ENTRATE

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Iva ed Intrastat 2010
Ultimo Aggiornamento: 03/07/2010 - Numero Download: 458

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IVA ED INTRASTAT 2010: PRIMI CHIARIMENTI DALL’AGENZIA DELLE ENTRATE

Le regole concernenti la territorialità delle prestazioni di servizi ai fini IVA sono state radicalmente modificate dalla Direttiva n. 2008/8/CE (c.d. “Direttiva Servizi”).

Tali nuove disposizioni sono state recepite in ambito nazionale dal D.Lgs. 18/2010, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 41 del 19.2.2010.

Nel corso del mese di marzo, l’Agenzia delle Entrate ha emanato due specifiche circolari in merito all’applicazione delle nuove regole introdotte nell’ordinamento nazionale.

LA NUOVA DISCIPLINA IN SINTESI

Come noto (si veda la circolare n. 10/2010), la Direttiva n. 2008/8/CE ha modificato le regole relative alla territorialità delle prestazioni di servizi, rendendole di norma tassabili nel Paese UE in cui è stabilito il committente.

Tale regola generale contenuta nel nuovo art. 7-ter, DPR 633/1972, trova applicazione per le prestazioni di servizi c.d. “generiche”, per le quali, cioè, non sono previste specifiche deroghe ai criteri di territorialità.

Essa fissa come luogo dell’imposizione quello in cui avviene il consumo effettivo del servizio e, a tal fine prevede due criteri di ordine generale, a seconda della qualità del committente del servizio:

  • servizi resi nei confronti di soggetti passivi, nel qual caso il luogo di rilevanza territoriale ai fini IVA è quello in cui è stabilito il committente (c.d. “tassazione a destinazione”);
  • servizi resi nei confronti di privati, nel qual caso le prestazioni sono rilevanti nel luogo in cui è stabilito il prestatore (c.d. “tassazione all’origine”).

La regola generale subisce tutta una serie di deroghe disciplinate dagli artt. da 7-quater a 7-septies:

deroga assoluta => art. 7-quater => particolari prestazioni di servizi specificatamente elencate
deroga assoluta => art. 7-quinquies => servizi culturali, artistici, sportivi, scientifici, educativi, ricreativi e simili
deroga relativa => art. 7-sexies => particolari prestazioni di servizi rese a committenti non soggetti passivi
deroga relativa => art. 7-septies => particolari prestazioni di servizi rese a committenti non soggetti passivi extra UE

Il decreto in commento ha altresì modificato l’art. 17, c. 2, DPR 633/1972, prevedendo che gli obblighi relativi alle cessioni di beni e alle prestazioni di servizi effettuate nel territorio dello Stato da soggetti non residenti nei confronti di soggetti passivi ivi stabiliti vengano assolti dai cessionari/committenti mediante il meccanismo del reverse charge.

E’ stata inoltre ampliata la definizione di soggetto passivo ai fini della individuazione della territorialità delle prestazioni di servizi ricevute, in base alla quale sono considerati tali anche:

  • gli enti non commerciali ex art. 4, c. 4, DPR 633/1972, anche quando agiscono nell’ambito dell’attività istituzionale;
  • gli enti che non svolgono alcuna attività commerciale, ma che risultano già identificati ai fini IVA.

Lo stesso decreto ha previsto l’estensione dell’obbligo di presentazione dei mod. INTRASTAT anche in relazione alle prestazioni di servizi rese e/o ricevute in ambito comunitario e l’obbligo di utilizzo del canale telematico quale unica modalità di presentazione degli elenchi riepilogativi.

Successivamente, il MEF, con Decreto 22.2.2010 ha fissato le modalità e i termini di presentazione dei nuovi elenchi riepilogativi e l’Agenzia delle Dogane, con la Determinazione n. 22778/RU/2010 ha approvato i nuovi modelli Intra 2010 con le relative modalità tecniche ed operative di compilazione e presentazione degli stessi (si veda la circolare n. 19/2010).

Esaminiamo i primi chiarimenti operativi forniti dall’’Agenzia delle Entrate nelle circolari nn. 12/E/2010 e 14/E/2010.

ENTI NON COMMERCIALI PRIVI DI PARTITA IVA

Gli enti non commerciali privi di partita IVA che svolgono esclusivamente attività istituzionali e che non hanno effettuato acquisti intracomunitari di beni, non rientrano nella nuova definizione di soggetto passivo per i servizi ricevuti contenuta nell’art. 7-ter, c. 2, DPR 633/1972.

Ne consegue che questi soggetti non sono tenuti a nessun adempimento in relazione alle prestazioni di servizi ricevute da soggetti passivi UE (a prescindere dall’ammontare delle prestazioni di servizi ricevute): il servizio è dunque soggetto a imposta nel Paese UE del prestatore.

INTEGRAZIONE DELLE FATTURE RICEVUTE DA OPERATORI UE

Come noto, le prestazioni di servizi “generiche” ex art. 7-ter, DPR 633/1972, rese da un operatore UE a favore di un committente nazionale, soggetto passivo IVA, sono territorialmente rilevanti in Italia.

Ai sensi del nuovo art. 17, c. 2, DPR 633/1972, il committente nazionale è quindi tenuto a assolvere l’imposta mediante emissione di un’autofattura in un unico esemplare da annotare sia nel registro IVA vendite, sia nel registro IVA acquisti.

Nell’ambito della Circolare n. 12/E/2010, l’Agenzia delle Entrate, confermando quanto anticipato nel corso di alcuni incontri con la stampa specializzata, ha ribadito che in luogo di un’autofattura ex art. 17, c. 2, DPR 633/1972, è consentita l’integrazione della fattura emessa dal prestatore UE, fermo restando l’obbligo di rispettare le regole generali sul momento di effettuazione dell’operazione.

Nota Intrastat

Nota

Si ricorda che il momento di emissione dell’autofattura segue le regole ordinarie contenute nell’art. 6, DPR 633/1972, ossia, per le prestazioni di servizi, il pagamento (totale o parziale) del corrispettivo. L’autofattura va quindi emessa al pagamento della fattura.
Esempio Intrastat

Esempio 1

Una ditta tedesca concede in locazione un macchinario ad una società italiana. La società italiana provvede a integrare con imponibile e IVA la fattura ricevuta dalla ditta tedesca e la annota sia nel registro IVA vendite, sia nel registro IVA acquisti. Presenta il relativo mod. INTRASTAT.

Prot. registro IVA vendite n. 89

Prot. registro IVA acquisti n. 76

Imponibile € 1.000,00 Aliquota IVA 20% IVA € 200,00

Angolo ripiegato: Blixa SA Leostrasse, 89 - Monaco  VAT n.: DE167624567    								Spett.le  								Example Srl Via Po, 2 - Ravenna  								VAT n.: 02179470394  Invoice n. 89  date: 23.3.2010    Mietvertrag n. 12878/2010					€ 1.000,00

In buona sostanza, l’Agenzia delle Entrate consente, per le prestazioni rese da soggetti passivi comunitari, di adottare la medesima procedura contabile già utilizzata per l’acquisto intracomunitario di beni ex art. 46, c. 1, e art. 47, DL 331/1993.

La procedura:

  • la fattura del prestatore comunitario deve essere integrata dal committente residente, con l’eventuale indicazione del controvalore in euro, nonché degli altri elementi che concorrono alla formazione della base imponibile, e della relativa imposta calcolata con l’aliquota dei beni acquistati;
  • la fattura suddetta va poi annotata sia nel registro IVA acquisti, sia nel registro IVA vendite, al fine di rendere neutrale l’impatto dell’imposta (salvo casi di indetraibilità oggettiva o soggettiva).

L’aspetto più interessante della procedura di integrazione risiede nel fatto che, a differenza dell’autofattura, è possibile indicare nei registri IVA, come fornitore, il prestatore comunitario, con conseguente “naturale” confluenza dell’operazione stessa nell’ambito di quelle soggette all’obbligo di indicazione nei mod. intrastat.

Si evidenzia, tuttavia, che resta fermo l’obbligo di emissione dell’autofattura per le seguenti prestazioni, rilevanti ai fini Iva in Italia:

  • servizi ex art. 7-ter, DPR 633/1972 (prestazioni “generiche”) resi da un prestatore extra UE;
  • servizi ex artt. 7-quater e 7-quinquies, DPR 633/1972, con prestatore soggetto passivo in altro Stato (UE o extra UE).
Normativa Intrastat

Normativa

Tali servizi, tra l’altro, non vanno indicati negli elenchi INTRASTAT.

EMISSIONE DELL’AUTOFATTURA ANCHE PER OPERAZIONI NON IMPONIBILI O ESENTI

Nell’ipotesi di operazioni non imponibili o esenti, effettuate in Italia da soggetti non residenti nei confronti di cessionari o committenti nazionali, l’autofattura deve riportare, in luogo dell’IVA dovuta, gli estremi normativi in base ai quali l’operazione risulta non imponibile o esente.

Il documento va poi annotato sia nel registro IVA vendite, sia nel registro IVA acquisti, ma non deve essere riportato nel quadro VJ della dichiarazione annuale IVA.

Esempio Intrastat

Esempio 2

Una società tedesca viene incarica da una ditta italiana di trasportare dei beni da Ravenna a Zurigo. Trattandosi di beni in esportazione, la ditta italiana emette un’autofattura non imponibile ex art. 9, c. 1, n. 2), DPR 633/1972. L’autofattura viene annotata sul registro IVA vendite e sul registro IVA acquisti.

Angolo ripiegato: Example Srl Via Po, 2 - Ravenna   P. IVA: 02179470394    								Spett.le  								Example Srl Via Po, 2 - Ravenna  								P. IVA: 02179470394  Autofattura n. 12 del 23.3.2010    Trasporto beni in esportazione da Ravenna a Zurigo		€ 1.000,00    Autofattura ex art. 17, c. 2, DPR 633/1972. Operazione non imponibile IVA ex art. 9, c. 1, n. 2), DPR 633/1972.

Nota Intrastat

Nota

Si ritiene che tale chiarimento possa essere senz’altro esteso anche al caso in cui in luogo dell’autofattura si proceda all’integrazione della fattura estera.

TRASPORTO BENI TRA PAESI EXTRA UE

Come noto (si veda la circolare n. 12/2010), ai sensi dell’art. 7-ter, DPR 633/1972, le prestazioni di trasporto si considerano effettuate in Italia se:

  • il committente è un soggetto passivo stabilito in Italia;
  • il committente è un privato e il prestatore è un soggetto IVA stabilito in Italia.

Nella Circolare n. 12/E/2010, l’Agenzia delle Entrate chiarisce che il trasporto di beni effettuato tra due Stati extra UE (nel caso specifico, dalla Svizzera alla Turchia), commissionato da un operatore nazionale, costituisce un’operazione imponibile in Italia.

In questo caso, infatti, non sussistono i presupposti per l’applicazione della non imponibilità IVA ex art. 9, c. 1, n. 2), DPR 633/1972, in quanto i beni trasportati non formano oggetto di esportazione, transito, importazione temporanea o definitiva.

REVERSE CHARGE PER TUTTE LE OPERAZIONI RESE DA SOGGETTI NON RESIDENTI

Come noto, l’art. 17, DPR 633/1972, è stato radicalmente modificato dal D.Lgs. 18/2010 di recepimento delle Direttive UE nn. 2008/8/CE, 2008/9/CE e 2008/117/CE. In particolare, il nuovo art. 17, c. 2, DPR 633/1972, prevede che:

Normativa Intrastat

Normativa

Gli obblighi relativi alle cessioni di beni e alle prestazioni di servizi effettuate nel territorio dello Stato da soggetti non residenti nei confronti di soggetti passivi stabiliti nel territorio dello Stato, compresi i soggetti indicati all’articolo 7-ter, comma 2, lettere b) e c), sono adempiuti dai cessionari o committenti.”

Il Legislatore nazionale ha quindi ampliato considerevolmente l’ambito applicativo delle disposizioni comunitarie che prevedono l’applicazione dell’inversione contabile per le sole prestazioni “generiche” ex art. 7-ter, DPR 6331972.

Ne consegue che, almeno in ambito nazionale, l’obbligo di applicazione del reverse charge (emissione di autofattura) interessa tutte le operazioni (cessioni di beni e prestazioni di servizi) effettuate nel territorio dello Stato (e, quindi, territorialmente rilevanti) da parte di soggetti non residenti nei confronti di soggetti passivi ivi stabiliti.

obbligo applicazione reverse charge dal gennaio 2010
  • prestazioni di servizi generiche ex art. 7-ter, DPR 633/1972
  • prestazioni di servizi ex artt. 7-quater e 7-quinquies, DPR 633/1972, territorialmente rilevanti in Italia
  • cessioni di beni (che al momento della vendita si trovano già nel territorio dello Stato)
Normativa Intrastat

Normativa

Le prestazioni di servizi ex artt. 7-quater, DPR 633/1972, riguardano i servizi relativi a beni immobili (rilevanti in Italia se ivi è ubicato l’immobile), il trasporto passeggeri (rilevanza nel territorio dello Stato in proporzione alla distanza ivi percorsa), ristorazione e catering (rilevanza territoriale in Italia se le prestazioni sono ivi eseguite) e locazioni a “breve” termine di mezzi di trasporto. I servizi ex art. 7-quinquies, DPR 633/1972, riguardano i servizi relativi ad attività culturali, artistiche, sportive, scientifiche, educative, ricreative e simili, comprese fiere ed esposizioni, servizi degli organizzatori delle suddette attività e servizi accessori alle predette attività.

Le modifiche all’art. 17, DPR 633/1972, comportano altresì che l’obbligo di applicazione dell’inversione contabile (con autofattura) si renda applicabile anche laddove il cedente/prestatore, non residente, si sia identificato nel territorio dello Stato tramite la nomina di un rappresentante fiscale ex art. 17, c. 3, DPR 633/1972, ovvero mediante identificazione diretta ex art. 35-ter, DPR 633/1972.

Infatti, la nozione di soggetto passivo IVA prevista dall’art. 7, c. 1, lett. d), DPR 633/1972, con riferimento ai soggetti non residenti, include solamente la stabile organizzazione nel territorio dello Stato, pur “limitatamente alle operazioni da essa rese o ricevute.”

La previgente versione dell’art. 17, DPR 633/1972, in vigore fino al 31 dicembre 2009, prevedeva invece che l’obbligo di applicazione del reverse charge ricadesse sul committente soggetto passivo nazionale solo se il soggetto non residente (privo di stabile organizzazione in Italia) non avesse esercitato la facoltà di identificarsi direttamente ai sensi dell’art. 35-ter, DPR 633/1972, oppure di nominare un rappresentante fiscale.

Nella Circolare n. 14/E/2010, l’Agenzia delle Entrate, prendendo atto che il suddetto nuovo quadro normativo ha generato una situazione di “incertezza” in merito all’individuazione del comportamento da tenere, ha precisato che:

  • hanno agito correttamente i cessionari/committenti che, nelle more della emanazione del D.Lgs. 18/2010, abbiano assunto il ruolo di debitore d’imposta, anticipando le modifiche apportate dal medesimo decreto legislativo all’art. 17, DPR 633/1972;
  • nel caso in cui invece l’imposta sia stata assolta dal cedente/prestatore non residente, ottemperando a quanto stabilito dalla previgente disciplina, i soggetti interessati non devono comunque operare variazioni ai sensi dell’art. 26, DPR 633/1972.

Di conseguenza non saranno comunque applicate le relative sanzioni (3% dell’imposta irregolarmente assolta, con un minimo di € 258 ed un massimo di € 10.000) qualora, nel periodo 1° gennaio – 19 febbraio 2010, l’IVA sia stata assolta dal cedente non residente, fermo restando il diritto alla detrazione in capo all’acquirente italiano.

MODELLI INTRASTAT

Di seguito i chiarimenti forniti dall’Agenzia delle Entrate in tema di elenchi INTRASTAT.

INDIVIDUAZIONE DELLA PERIODICITA’ 2010

Come noto (si veda la circolare n. 19/2010), le nuove disposizioni comportano una periodicità di presentazione degli elenchi esclusivamente mensile o trimestrale. In particolare:

periodicità trimestrale

=>

soggetti che hanno realizzato nei quattro trimestri precedenti e per ciascuna categoria di operazioni (beni o servizi), un ammontare totale trimestrale non superiore a € 50.000
periodicità mensile

=>

soggetti che hanno realizzato nei quattro trimestri precedenti e per ciascuna categoria di operazioni (beni o servizi), un ammontare totale trimestrale superiore a € 50.000

Per categoria di operazioni è da intendersi: acquisti di beni, acquisizioni di servizi, cessioni di beni e prestazioni di servizi. Ne consegue che il superamento della soglia di € 50.000 va monitorato con riguardo ad ogni singola categoria.

Esempio Intrastat

Esempio 3

Soggetto passivo effettua acquisti intracomunitari per € 92.000 di cui € 47.000 per beni e € 45.000 per servizi. La periodicità di presentazione è trimestrale.
Esempio Intrastat

Esempio 4

Soggetto passivo effettua acquisti intracomunitari per € 52.000 di cui € 51.000 per beni e € 1.000 per servizi. La periodicità di presentazione è mensile.

Come peraltro confermato dalle Entrate, è comunque necessario distinguere tra:

  • cessioni di beni e servizi;
  • acquisti di beni e servizi.

In buona sostanza, un operatore, in considerazione di un diverso volume di affari sul lato attivo e passivo, può avere un obbligo trimestrale per un elenco e mensile per l’altro.

Esempio Intrastat

Esempio 5

Soggetto passivo effettua acquisti intracomunitari per € 75.000 di cui € 64.000 per beni e € 11.000 per servizi. La periodicità di presentazione del riepilogo acquisti è mensile. Lo stesso operatore effettua cessioni intracomunitarie per € 90.000 di cui € 48.000 per beni e € 42.000 per servizi. La periodicità di presentazione del riepilogo vendite è trimestrale.

Nella Circolare n. 14/E/2010, l’Agenzia delle Entrate interviene in tema di individuazione della periodicità per il 2010. In particolare:

  • per i soggetti che effettuano sia cessioni intracomunitarie di beni e servizi, sia acquisti intracomunitari di beni e servizi, la periodicità degli elenchi riepilogativi 2010 è ancorata al volume realizzato nel 2009 relativamente alle cessioni e agli acquisti di beni;
  • i soggetti tenuti alla presentazione degli elenchi riferiti ai soli servizi (resi e ricevuti), sono considerati trimestrali (sempre che nel corso del trimestre non superino la predetta soglia di € 50.000).

Per questi ultimi soggetti, infatti, il 2010 è il primo anno in cui viene introdotto l’obbligo di presentare gli elenchi per i servizi. Inoltre, gli stessi, potrebbero incontrare serie difficoltà nell’individuare l’ammontare dei servizi resi e/o ricevuti in ambito UE nel corso del 2009.

Di seguito il nuovo calendario di presentazione degli elenchi:

contribuenti mensili termini di presentazione
entro il giorno 25 del mese successivo a quello di riferimento
contribuenti trimestrali termini di presentazione
1° trimestre 25 aprile
2° trimestre 25 luglio
3° trimestre 25 ottobre
4° trimestre 25 gennaio
Normativa Intrastat

Normativa

Si ricorda che fino al 30 aprile 2010, gli elenchi possono essere presentati in formato elettronico (ad esempio, cd, floppy disk, chiavette usb) agli Uffici doganali territorialmente competenti entro il giorno 20 del mese successivo al periodo di riferimento. In questo caso è comunque necessario presentare gli stampati INTRA 1 e/o INTRA 2 (frontespizi) debitamente compilati e sottoscritti dal soggetto obbligato/delegato.

PRESENTAZIONE MODELLI INTRASTAT RELATIVI A GENNAIO 2010

Considerato che il termine di presentazione degli elenchi riepilogativi relativi al mese di gennaio 2010 (ossia il 20 o il 25.2.2010) è decorso prima della pubblicazione in GU del DM 22.2.2010, l’Agenzia delle Entrate “concede” ulteriori 60 giorni per ottemperare all’adempimento.

Nota Intrastat

Nota

I soggetti interessati potranno quindi provvedere alla presentazione dei mod. INTRASTAT di gennaio 2010 entro il 4 maggio 2010, senza applicazione della sanzione prevista per la tardiva presentazione degli elenchi.

PRECISAZIONI SUL CONTENUTO DEGLI ELENCHI RIFERITI AI SERVIZI RICEVUTI

Nella Circolare n. 14/E/2010, l’Agenzia delle Entrate precisa che nell’elenco riepilogativo dei servizi ricevuti (mod. Intra 2-quater) i campi “numero” e “data” della fattura devono contenere il numero e la data della fattura attribuiti dal committente nazionale in sede di emissione dell’autofattura (o di integrazione della fattura ricevuta), secondo la progressione dallo stesso seguita nella propria contabilità.

Non vanno quindi riportati il numero e la data attribuiti alla fattura dal prestatore UE ma il numero e la data attribuiti in sede di reverse charge dal committente italiano.

Esempio Intrastat

Esempio 6

Una società italiana consegna delle materie prime ad una ditta tedesca per delle lavorazioni. Per tali prestazioni, la società italiana riceve la fattura n. 156 del 23.3.2010 che provvede a integrare con l’indicazione dell’imponibile e dell’IVA, oltre ad annotarla sia nel registro IVA vendite (n. 99 del 23.3.2010), sia nel registro IVA acquisti (n. 187 del 23.3.2010). Il relativo mod. INTRASTAT:

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Iva ed Intrastat 2010
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4 comments to Iva ed Intrastat 2010

  • jarno

    Rispondo a:
    jarno

    “Salve, prendiamo un caso: acquisto servizi dall’Irlanda, pagamento con carta di credito, ricevo fattura alla fine del mese. Leggendo l’articolo ma anche l’ultima circolare dell’Agenzia si capisce che l’autofattura deve essere emessa al momento del pagamento. 1) come faccio ad indicare nell’autofattura (emessa contestualmente al mio pagamento) gli estremi della fattura che riceverò a fine mese? 2) se i pagamenti sono tre, e la fattura che riceverò è unica, quante autofatture emetto? E cosa indico?”

    Dal 1° gennaio 2010, le prestazioni di servizi effettuate da soggetti passivi non stabiliti in Italia nei confronti di committenti soggetti passivi IVA nazionali, devono essere regolarizzate ai fini IVA da questi ultimi con l’emissione di un’autofattura ex art. 17, c. 2, DPR 633/1972, secondo il meccanismo dell’inversione contabile (c.d. reverse charge).

    L’autofattura, da emettersi in un unico esemplare (non va inviata al prestatore), deve contenere i seguenti elementi:

    1) numero di partita IVA del committente il servizio;
    2) norma, nazionale o comunitaria, che consente l’inversione dell’onere tributario (nel ns. caso “Autofattura ex art. 17, c. 2, DPR 633/1972”);
    3) data di emissione (coincidente con il momento di effettuazione dell’operazione);
    4) numero progressivo (può essere autonomo qualora venga istituito un apposito registro IVA o seguire la numerazione del registro IVA vendite);
    5) numerazione progressiva delle fatture di acquisto (l’autofattura va infatti annotata anche nel registro IVA acquisti);
    6) indicazione dell’IVA (se si tratta di un’operazione imponibile) ovvero del titolo di non applicabilità dell’imposta e della relativa norma di riferimento qualora per l’operazione non sia previsto addebito d’imposta).

    Il documento va poi annotato sia nel registro IVA vendite (entro 15 giorni dall’emissione), sia nel registro IVA acquisti (anteriormente alla liquidazione periodica o alla dichiarazione annuale nella quale è esercitato il diritto alla detrazione della relativa imposta), sicché l’imposta è dovuta, ma diviene neutrale per effetto della detrazione (che, tuttavia, tiene conto dei limiti soggettivi e/o oggettivi indicati dall’art. 19 e seguenti del DPR 633/1972).

    Esempio Autofattura

    L’autofattura non deve quindi necessariamente contenere un esplicito riferimento al documento (eventualmente) emesso dal prestatore comunitario. Una volta ricevuto tale documento, pare comunque opportuno allegarlo all’autofattura emessa.

    Infine, nel caso di una pluralità di pagamenti riferiti ad una medesima prestazione, si ritiene che, in ossequio alle regole dettate dall’art. 6, c. 3, DPR 633/1972, in ordine al momento di effettuazione delle operazioni (“Le prestazioni di servizi si considerano effettuate all’atto del pagamento del corrispettivo”), occorra emettere autofattura per ciascun pagamento effettuato.

    Le autofatture dovranno contenere il riferimento al prestatore irlandese e una breve descrizione del servizio ricevuto.

    Buon lavoro.

    Lo Staff di Intrastat.biz

  • andrea

    Rispondo a:
    andrea

    “Vorrei un chiarimento sul seguente caso. Fornitore UE mi emette una fattura per prestazione di servizi resami in Italia. Sulla fattura riporta: operazione resa ex art. 17, c. 6, DPR 633/1972 (la prestazione ha riguardato un subappalto che gli ho dato per un lavoro). E’ esatto il riferimento normativo? Devo presentare il mod. INTRA essendo il fornitore della Repubblica Ceca?”

    Sulla base delle scarne informazioni contenute nel quesito, parrebbe che il subappaltatore ceco abbia effettuato nel territorio nazionale delle prestazioni in subappalto ricomprese nella Tabella ATECO 2007, settore F (costruzioni), per le quali si rende applicabile il disposto dell’art. 17, c. 6, DPR 633/1972 (applicazione del reverse charge).

    Sul punto, l’Agenzia delle Entrate, con Circolare n. 11/E/2007, punto 5), ha precisato che il reverse charge ex art. 17, c. 6, DPR 633/1972, si rende applicabile anche nell’ipotesi di prestatori esteri.

    Ne consegue che l’operazione in parola parrebbe disciplinata dal combinato disposto dell’art. 7-quater, c. 1, lett. a), DPR 633/1972, relativo alle prestazioni di servizi su beni immobili (assoggettate a imposta nel luogo ove è situato l’immobile), e dall’art. 17, c. 6, DPR 633/1972, che prevede l’applicazione dell’imposta mediante il reverse charge.

    L’operazione così congegnata evita, tra l’altro, che il prestatore ceco debba identificarsi in Italia per assoggettare a imposta l’operazione.

    Infine, per quanto riguarda il modello INTRASTAT, trattandosi di una prestazione territorialmente disciplinata dall’art. 7-quater, DPR 633/1972, l’elenco non va presentato.

    Buon lavoro.

    Lo Staff di Intrastat.biz

  • chi

    Rispondo a:
    chi

    “Ho ricevuto una fattura da un nostro fornitore svizzero per un’inserzione pubblicitaria effettuata sui giornali tedeschi. E’ giusto che registri la fattura come prestazione di servizio ex art. 7-ter (e relativa autofattura)? E per l’INTRA come mi comporto? Qualora invece lo svizzero avesse nominato un rappresentante fiscale in Germania io la considero prestazione di servizi e compilo il mio modello INTRA con la partita IVA tedesca?”

    Sino al 31.12.2009 le prestazioni pubblicitarie erano disciplinate ai fini IVA dall’art. 7, c. 4, lett. d), DPR 633/1972. L’assoggettabilità ad imposta delle prestazioni pubblicitarie era quindi regolata dal “luogo di utilizzo”, ossia dall’ambito geografico ove il messaggio era diffuso.

    Dal 1° gennaio 2010, a seguito del recepimento della Direttiva n. 2008/8/CE, recepita nell’ordinamento nazionale dal D.Lgs. 18/2010, ad eccezione di alcune specifiche fattispecie, il criterio del “luogo di utilizzo” non trova più applicazione.

    Lo stesso, infatti, aveva procurato numerosi problemi applicativi risolti, seppur solo parzialmente, dalla Sentenza 19.2.2009, Causa C-1/08 della Corte di Giustizia comunitaria (per “luogo di utilizzo” si intende il Paese dal quale vengono diffusi i messaggi pubblicitari, non il luogo ove sono situati i destinatari del messaggio).

    Dunque, le prestazioni pubblicitarie sono ora disciplinate dall’art. 7-ter, DPR 633/1972, e seguono la “regola del committente”.

    Venendo al caso specifico: per la fattura ricevuta dal prestatore svizzero occorre emettere autofattura con IVA ex art. 17, c. 2, DPR 633/1972, da annotare sia nel registro IVA vendite, sia nel registro IVA acquisti. Trattandosi di un servizio ricevuto da un prestatore extra UE, non occorre presentare il mod. INTRASTAT.

    Se la medesima prestazione viene fatturata dal rappresentante fiscale in Germania del soggetto svizzero occorre seguire la stessa procedura di cui sopra con l’unica eccezione che, in luogo dell’autofattura, può essere direttamente integrata la fattura estera.

    Anche in questo caso non occorre presentare il mod. INTRASTAT, infatti, come precisato nella CM 36/E/2010, non vanno riepilogate negli elenchi le prestazioni rese o ricevute da parte di soggetti stabiliti in Paesi extra UE che, seppur identificati ai fini IVA nella UE, non possiedono nella Comunità né la sede principale dell’attività, né una stabile organizzazione.

    Buon lavoro.

    Lo Staff di Intrastat.biz

  • kia

    Rispondo a:
    kia

    “Il 10.10.2010 ho ricevuto una fattura UE datata 24.11.2009 per consulenza, quindi servizi ricevuti. La fattura è stata pagata in due soluzioni: la prima il 5.10.2010 e la seconda il 5.11.2010. Come mi devo comportare con l’INTRASTAT e con la registrazione dell’autofattura? Devo fare un’autofattura per ogni pagamento oppure registrarla fuori campo IVA dato che la stessa è datata 2009? In questo secondo caso l’INTRA va compilato?”

    La questione è stata in parte affrontata dall’Agenzia delle Entrate nella CM 36/E/2010, parte seconda, punto 2.

    Secondo l’Agenzia, per individuare il momento di effettuazione delle prestazioni di servizi occorre far riferimento alla regola generale contenuta nell’art. 6, DPR 633/1972, ossia al pagamento del corrispettivo.

    Pertanto, se l’operazione considerata (ultimata e fatturata dal prestatore comunitario nel 2009) è stata pagata dal committente nazionale nel 2010, la stessa si considera effettuata quest’anno. Da qui l’obbligo di emissione dell’autofattura assoggettata a imposta e la presentazione del mod. INTRASTAT.

    La CM 36/E/2010 sottrae alla rilevanza nel 2010, anche se in tale anno è stato pagato il corrispettivo, le sole prestazioni per le quali nel corso del 2009 è stata emessa fattura con applicazione dell’imposta (ad esempio, poiché in tale anno la suddetta prestazione soggiaceva al principio del Paese del prestatore), al fine di evitare fenomeni di doppia imposizione.

    Nel caso specifico, ai sensi dell’art. 6, c. 4, DPR 633/1972, la prestazione dovrebbe essere oggetto di due distinte autofatture (una per la quota pagata il 5.10.2010 e una per la quota pagata il 5.11.2010) e, in caso di contribuente mensile, riepilogata in due distinti elenchi (ottobre e novembre).

    Buon lavoro.

    Lo Staff di Intrastat.biz

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