AGENZIA DELLE ENTRATE

SCARICA IL PDF - [260.80KB]
Lavorazioni su Beni Mobili
Ultimo Aggiornamento: 03/07/2010 - Numero Download: 388

  http://www.intrastat.biz/wp-content/plugins/downloads-manager/img/icons/pdf.gif

LA NUOVA DISCIPLINA IVA PER LE LAVORAZIONI SU BENI MOBILI

Le regole concernenti la territorialità delle prestazioni di servizi ai fini IVA sono state radicalmente modificate dalla Direttiva n. 2008/8/CE (c.d. “Direttiva Servizi”).

Tali nuove disposizioni sono state recepite in ambito nazionale dal D.Lgs. 18/2010, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 41 del 19.2.2010.

Esaminiamo la nuova disciplina IVA applicabile alle lavorazioni su beni mobili, in vigore dal 1° gennaio 2010.

LA NUOVA DISCIPLINA IN SINTESI

Come noto (si veda la circolare n. 10/2010), la Direttiva n. 2008/8/CE ha modificato le regole relative alla territorialità delle prestazioni di servizi, rendendole di norma tassabili nel Paese UE in cui è stabilito il committente.

Tale regola generale contenuta nel nuovo art. 7-ter, DPR 633/1972, trova applicazione per le prestazioni di servizi c.d. “generiche”, per le quali, cioè, non sono previste specifiche deroghe ai criteri di territorialità.

Essa fissa come luogo dell’imposizione quello in cui avviene il consumo effettivo del servizio e, a tal fine prevede due criteri di ordine generale, a seconda della qualità del committente del servizio:

  • servizi resi nei confronti di soggetti passivi, nel qual caso il luogo di rilevanza territoriale ai fini IVA è quello in cui è stabilito il committente (c.d. “tassazione a destinazione”);
  • servizi resi nei confronti di privati, nel qual caso le prestazioni sono rilevanti nel luogo in cui è stabilito il prestatore (c.d. “tassazione all’origine”).

Tuttavia, la regola generale subisce tutta una serie di deroghe disciplinate dagli artt. da 7-quater a 7-septies:

deroga assoluta => art. 7-quater => particolari prestazioni di servizi specificatamente elencate
deroga assoluta => art. 7-quinquies => servizi culturali, artistici, sportivi, scientifici, educativi, ricreativi e simili
deroga relativa => art. 7-sexies => particolari prestazioni di servizi rese a committenti non soggetti passivi
deroga relativa => art. 7-septies => particolari prestazioni di servizi rese a committenti non soggetti passivi extra UE

LE LAVORAZIONI SU BENI MOBILI

Si tratta di tutte le tipologie di lavorazioni eseguite su beni mobili materiali (trasformazioni, riparazioni, perfezionamenti, esami qualitativi, manipolazioni, tarature di strumenti), nonché, per espressa previsione legislativa ex art. 7-sexies, DPR 633/1972, le perizie.

Nota Intrastat

Nota

Se i beni oggetto di lavorazione sono incorporati in un bene immobile e ne diventano parte integrante (si pensi al montaggio di un ascensore), il servizio si considera comunque effettuato nel Paese ove si trova l’immobile.

Il nuovo assetto normativo, in vigore dal 1° gennaio 2010, prevede che le prestazioni di lavorazione su beni mobili, siano sostanzialmente suddivise in:

  • lavorazioni su beni mobili rese a committenti soggetti passivi (c.d. “B2B”), per le quali trova applicazione la regola generale contenuta nell’art. 7-ter, DPR 633/1972 (tassazione nel Paese del committente), indipendentemente dal luogo ove è materialmente eseguita la prestazione (Italia, UE o fuori UE) e senza l’obbligo che i beni, al termine delle lavorazioni, escano dal territorio dello Stato;
  • lavorazioni su beni mobili rese a committenti privati (c.d. “B2C”), per le quali trova applicazione la deroga relativa contenuta nell’art. 7-sexies, c. 1, lett. d), DPR 633/1972 (tassazione nel luogo di effettuazione dell’operazione).

LAVORAZIONI DI BENI MOBILI NEI CONFRONTI DI SOGGETTI IVA

La territorialità delle prestazioni di lavorazione su beni mobili rese a soggetti IVA non è più regolata da criteri speciali ma rientra nella regola generale ex art. 7-ter, DPR 633/1972, che identifica il luogo di tassazione delle prestazioni rese a soggetti passivi, nel Paese in cui è stabilito il committente.

prestatore nazionale

Le lavorazioni effettuate da un prestatore nazionale nei confronti di soggetti passivi esteri (UE o extra UE) risultano fuori campo IVA a prescindere:

  • dal luogo ove viene materialmente effettuata la prestazione;
  • dall’uscita dal territorio nazionale dei beni al termine della lavorazione.

Il prestatore italiano è quindi tenuto all’emissione di una fattura fuori campo IVA ex art. 7-ter, c. 1, DPR 633/1972.

Esempio Intrastat

Esempio 1

Una ditta tedesca consegna delle materie prime in c/lavorazione ad una società italiana. Al termine delle lavorazioni, la società italiana emette fattura fuori campo IVA ex art. 7-ter, DPR 633/1972, e provvede alla presentazione del relativo mod. INTRASTAT.
Esempio Intrastat

Esempio 2

Una ditta italiana effettua delle lavorazioni per conto di una società americana su beni che si trovano in Italia e ivi rimarranno al termine della lavorazione. La società italiana emette fattura fuori campo IVA ex art. 7-ter, DPR 633/1972. Non sussiste l’obbligo di presentare il mod. INTRASTAT.

In buona sostanza, il nuovo dettato normativo comporta che per le lavorazioni effettuate in Italia su incarico di committenti esteri, i prestatori nazionali non potranno più beneficiare del regime di non imponibilità IVA ex art. 9, c. 1, n. 9), DPR 633/1972, come pure della non imponibilità IVA ex art. 40, c. 4-bis, DL 331/1993, con la conseguenza che tali operazioni non formeranno più plafond.

D’altro canto, gli operatori non dovranno più preoccuparsi di acquisire la prova dell’avvenuta esportazione dei beni o del loro trasporto in un altro Paese UE.

Nota Intrastat

Nota

La non imponibilità IVA ex art. 9, c. 1, n. 9), DPR 633/1972, risulta applicabile per le sole operazioni B2B “interne” (prestatore e committente stabiliti entrambi in Italia) quando i beni, al termine delle lavorazioni, vengono esportati.
Esempio Intrastat

Esempio 3

Una ditta italiana effettua delle lavorazioni per conto di una società italiana su beni che al termine delle lavorazioni saranno esportati. Il prestatore emette fattura non imponibile IVA ex art. 9, c. 1, n. 9), DPR 633/1972. Non sussiste l’obbligo di presentare il mod. INTRASTAT.

committente nazionale

Le lavorazioni su beni mobili rese da soggetti esteri a soggetti passivi nazionali sono considerate effettuate in Italia e quivi assoggettate a IVA.

Il committente italiano è quindi tenuto a regolarizzare l’operazione assoggettando a IVA il corrispettivo della lavorazione.

Esempio Intrastat

Esempio 4

Una società italiana consegna delle materie prime in c/lavorazione ad una ditta spagnola. La ditta spagnola emette fattura senza applicazione dell’IVA. Il committente nazionale provvede a integrare la fattura del prestatore spagnolo con imponibile e imposta. Presenta altresì il relativo mod. INTRASTAT.
Esempio Intrastat

Esempio 5

Una società italiana consegna delle materie prime in c/lavorazione ad una ditta svizzera. La ditta svizzera emette fattura senza applicazione dell’IVA. Il committente nazionale provvede all’emissione di autofattura ex art. 17, c. 2, DPR 633/1972. Non sussiste l’obbligo di presentare il mod. INTRASTAT.
Esempio Intrastat

Esempio 6

Una ditta francese effettua in Spagna la riparazione di un macchinario su incarico di una società italiana. Al termine della prestazione il macchinario rimane in Spagna. La ditta francese emette fattura senza applicazione dell’IVA. Il committente nazionale integra tale documento con imponibile e imposta. Presenta il relativo mod. INTRASTAT.

La non imponibilità IVA ex art. 9, c. 1, n. 9), DPR 633/1972, trova applicazione solo se trattasi di lavorazioni eseguite su beni:

  • di provenienza estera non ancora definitivamente importati;
  • destinati a essere esportati da o per conto del prestatore del servizio o del committente non residente nel territorio dello Stato.
Normativa Intrastat

Normativa

L’imponibilità IVA delle lavorazioni di beni in importazione potrebbe comportare una doppia imposizione, atteso che all’atto dell’importazione dei beni, la base imponibile IVA è formata dal corrispettivo della cessione del bene e della relativa lavorazione subita.

Negli altri casi (lavorazioni su beni mobili che restano nel territorio italiano o che sono destinati ad altro Paese UE o che sono oggetto di importazione), invece, l’autofattura va assoggettata a IVA.

LE ANTICIPAZIONI DELLE ENTRATE IN TEMA DI AUTOFATTURA

Nell’ambito degli incontri con la stampa specializzata, l’Agenzia delle Entrate ha precisato che, in presenza di un prestatore residente in altro Stato UE, il committente italiano può procedere, in luogo di emettere un’autofattura, a integrare la fattura del fornitore estero (come accade per gli acquisti intracomunitari di beni).

prestatore stabilito ai fini IVA in un altro Stato UE => il committente italiano integra la fattura del prestatore UE
prestatore stabilito ai fini IVA in uno Stato extra UE => il committente italiano emette autofattura ex art. 17, c. 2, DPR 633/1972

In entrambi i casi il documento va poi registrato sia nel registro IVA acquisti, sia nel registro IVA vendite sicché l’imposta diviene neutrale (salvo eventuali specifici limiti soggettivi o oggettivi nella detrazione).

ALTRI ADEMPIMENTI

Si ricorda che le lavorazioni eseguite in ambito comunitario, ossia le lavorazioni che coinvolgono due soggetti appartenenti a diversi Paesi UE che prevedono la movimentazione di beni tra Stati UE, vanno annotate nel registro di carico e scarico ex art. 50, c. 5, DL 331/1993.

Esempio Intrastat

Esempio 7

Una ditta italiana effettua una riparazione per conto di una società tedesca su di un bene mobile che viene inviato in Italia. Al ricevimento del bene, la ditta italiana annota nel registro ex art. 50, c. 5, DL 331/1993, il “carico” del bene oggetto di riparazione. Al termine della lavorazione emette fattura fuori campo IVA ex art. 7-ter, DPR 633/1972, invia il bene in Germania e provvede allo “scarico” dello stesso dal registro ex art. 50, c. 5, DL 331/1993. Presenta il mod. INTRASTAT indicando il corrispettivo della lavorazione nella Sezione Servizi (ai fini fiscali) e, essendovi tenuto per aver superato la soglia di € 20 milioni, nella Sezione Beni (ai fini statistici).

LAVORAZIONI SU BENI MOBILI NEI CONFRONTI DI SOGGETTI PRIVATI

Ai sensi del nuovo art. 7-sexies, c. 1, lett. d), DPR 633/1972, quando le lavorazioni sono eseguite per conto di un soggetto privato, vige il criterio del luogo di effettuazione della prestazione indipendentemente dalla residenza del committente (Italia, UE o fuori UE).

Vanno dunque assoggettate a IVA se materialmente eseguite in Italia ovvero risultano fuori campo IVA se effettuate fuori dal territorio nazionale.

Esempio Intrastat

Esempio 8

Una ditta tedesca effettua delle lavorazioni in Italia per conto di un soggetto privato nazionale. La ditta tedesca deve identificarsi o nominare un rappresentante fiscale in Italia per poter emettere fattura con IVA al cliente privato.
Esempio Intrastat

Esempio 9

Una ditta italiana effettua delle lavorazioni in Spagna per conto di un soggetto privato. La ditta italiana deve identificarsi o nominare un rappresentante fiscale in Spagna per poter ivi assolvere l’imposta.

Se le lavorazioni sono eseguite in Italia per conto di un soggetto estero privato ed i beni, al termine delle lavorazioni sono inviati fuori dalla UE, torna applicabile il regime di non imponibilità IVA ex art. 9, c. 1, n. 9), DPR 633/1972 (in tal caso il prestatore nazionale matura plafond).

SCARICA IL PDF - [260.80KB]
Lavorazioni su Beni Mobili
Ultimo Aggiornamento: 03/07/2010 - Numero Download: 388

  http://www.intrastat.biz/wp-content/plugins/downloads-manager/img/icons/pdf.gif

Occorre collegarsi per lasciare un commento.