AGENZIA DELLE ENTRATE

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Servizi Generici
Ultimo Aggiornamento: 03/07/2010 - Numero Download: 606

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LA NUOVA TERRITORIALITA’ IVA DELLE PRESTAZIONI DI SERVIZI

Le regole concernenti la territorialità delle prestazioni di servizi ai fini IVA sono state profondamente modificate dalla Direttiva n. 2008/8/CE (c.d. “Direttiva Servizi”).

Tali disposizioni sono state recepite in ambito nazionale da un apposito decreto legislativo, approvato lo scorso 22 gennaio, in corso di pubblicazione in Gazzetta Ufficiale.

Esaminiamo le nuove disposizioni in vigore dal 1° gennaio 2010. Seguiranno approfondimenti in relazione a particolari fattispecie (intermediazioni, servizi di trasporto, eccetera) e sui nuovi adempimenti che le imprese si troveranno ad affrontare.

L’AMPLIAMENTO DELLA NOZIONE DI SOGGETTO PASSIVO PER I SERVIZI RICEVUTI

Prima di iniziare la disanima delle nuove regole introdotte dalla direttiva comunitaria, occorre esaminare la nuova nozione di “soggetto passivo IVA”.

L’art. 7-ter, c. 2, DPR 633/1972, stabilisce che ai fini dell’applicazione delle norme relative al luogo di effettuazione delle prestazioni di servizi, si considerano soggetti passivi per le prestazioni di servizi ricevute:

  • i soggetti esercenti attività d’impresa, arti o professioni (le persone fisiche si considerano soggetti passivi limitatamente alle prestazioni ricevute nello svolgimento di tali attività);
  • gli enti, le associazioni e le altre organizzazioni di cui all’art. 4, c. 4. DPR 633/1972, anche quando agiscono al di fuori delle attività commerciali o agricole (enti commerciali);
  • gli enti, le associazioni e le altre organizzazioni, non soggetti passivi, ma identificati ai fini dell’imposta sul valore aggiunto (ad esempio, per aver effettuato acquisti intracomunitari superiori a € 10.000).
Normativa Intrastat

Normativa

Sono dunque considerati soggetti passivi, quando assumono la veste di committenti, gli enti commerciali e non commerciali in possesso di una partita IVA, a prescindere dall’attività effettivamente esercitata (istituzionale e non) e dalla destinazione del servizio acquistato.

Al contrario, non sono considerati soggetti passivi gli enti non commerciali (che svolgono solo attività istituzionale), non identificati ai fini IVA.

L’estensione della qualifica di soggetto passivo anche agli enti ed altre associazioni, produce effetti anche ai fini degli obblighi connessi all’assolvimento del tributo.

Infatti, l’art. 17, c. 2, DPR 633/1972, prevede che per le operazioni (cessioni di beni e prestazioni di servizi) territorialmente rilevanti in Italia, poste in essere da soggetti non residenti, gli obblighi di assolvimento dell’IVA (emissione di autofattura) sono adempiuti dai cessionari o committenti, anche se tali ultimi soggetti rivestono la qualifica di enti commerciali o non commerciali.

Per quanto riguarda le persone fisiche committenti dei servizi, non si considerano soggetti passivi se si tratta di persone fisiche che, pur esercitando un’attività d’impresa o una professione, effettuano gli acquisti per il proprio uso personale.

Normativa Intrastat

Normativa

Diviene pertanto necessario verificare la sfera di acquisizione del servizio, in quanto solo per quelli riferiti all’attività commerciale o professionale, gli stessi assumono la natura di soggetto passivo.

Si pensi, ad esempio, all’ipotesi di un soggetto non residente che presta un servizio generico ad un imprenditore individuale stabilito in Italia. In questo caso il servizio:

  • è rilevante ai fini Iva in Italia, con conseguente obbligo di autofatturazione ai sensi dell’art. 17, c. 2, DPR 633/1972, se il committente residente acquisisce la prestazione nell’ambito della sfera imprenditoriale;
  • è fuori campo IVA in Italia, se il servizio si riferisce alla sfera personale del soggetto committente (il luogo di tassazione è quindi quello di residenza del prestatore, il quale deve emettere fattura assoggettandola all’imposta del suo Paese).
persone giuridiche (società) => sono sempre considerati soggetti passivi IVA
enti ed associazioni svolgenti attività istituzionali e commerciali => sono sempre considerati soggetti passivi IVA per i servizi ricevuti
enti ed associazioni svolgenti solo attività istituzionali ma identificati ai fini IVA => sono sempre considerati soggetti passivi IVA per i servizi ricevuti
enti ed associazioni svolgenti solo attività istituzionali non identificati ai fini IVA => non sono considerati soggetti passivi IVA per i servizi ricevuti
persone fisiche svolgenti attività d’impresa => sono considerati soggetti passivi IVA per i servizi ricevuti nell’ambito dell’attività d’impresa

Infine, ai sensi dell’art. 7, c. 1, lett. d), DPR 633/1972, per “soggetto passivo stabilito nel territorio dello Stato” si intende un soggetto passivo:

  • domiciliato nel territorio dello Stato,
  • o ivi residente che non abbia stabilito il domicilio all’estero,
  • ovvero una stabile organizzazione nel territorio dello Stato di soggetto domiciliato e residente all’estero, limitatamente alle operazioni da essa rese o ricevute.

Per i soggetti diversi dalle persone fisiche si considera domicilio il luogo in cui si trova la sede legale, e residenza quello in cui si trova la sede effettiva.

LA REGOLA GENERALE

La Direttiva n. 2008/8/CE ha modificato le regole relative alla territorialità delle prestazioni di servizi rese ai soggetti passivi, rendendo di norma tali servizi tassabili nel Paese UE in cui è stabilito il committente.

Nota Intrastat

Nota

Per territorialità IVA è da intendersi il Paese in cui la prestazione è da assoggettare ad IVA.

La regola generale trova applicazione per le prestazioni di servizi c.d. “generiche”, per le quali, cioè, non sono previste specifiche deroghe ai criteri di territorialità.

Tale regola generale fissa come luogo dell’imposizione quello in cui avviene il consumo effettivo del servizio e, a tal fine prevede due criteri di ordine generale, a seconda della qualità del committente del servizio:

  • servizi resi nei confronti di soggetti passivi, nel qual caso il luogo di rilevanza territoriale ai fini IVA è quello in cui è stabilito il committente (c.d. “tassazione a destinazione”);
  • servizi resi nei confronti di privati (soggetti che non svolgono attività d’impresa o professionale), nel qual caso le prestazioni sono rilevanti nel luogo in cui è stabilito il prestatore (c.d. “tassazione all’origine”).

Le indicazioni comunitarie sono state recepite nell’ordinamento nazionale nel nuovo art. 7-ter, DPR 633/1972, in cui si prevede che le prestazioni di servizi sono rilevanti nel territorio dello Stato:

  • quando sono rese a soggetti passivi d’imposta nel territorio stesso dello Stato;
Esempio

Esempio

Soggetto IVA estero presta servizi ad un soggetto IVA italiano. L’operazione è rilevante nel territorio nazionale. Il committente italiano deve emettere autofattura ex art. 17, c. 2, DPR 633/1972, e compilare il relativo mod. INTRASTAT (si veda la circolare n. 86/2009). Le stesse regole si applicano anche quando il prestatore non residente si è identificato ai fini IVA in Italia ovvero ha nominato un proprio rappresentante fiscale.
Esempio

Esempio

Soggetto IVA italiano presta servizi ad un soggetto IVA estero. L’operazione è rilevante nel Paese UE del committente. Il prestatore italiano deve emettere fattura senza indicazione dell’IVA ex art. 7-ter, DPR 633/1972, e compilare il relativo mod. INTRASTAT. La fattura così emessa non concorre alla formazione del plafond IVA.
  • quando sono rese a committenti non soggetti passivi da soggetti passivi stabiliti nel territorio dello Stato.
Esempio

Esempio

Soggetto IVA italiano presta servizi ad un soggetto privato estero. L’operazione è rilevante nel territorio nazionale. Il prestatore italiano emettere fattura con applicazione dell’IVA.

In sostanza, dal 1° gennaio 2010, i c.d. servizi generici, sono rilevanti in Italia:

  • quando il committente è stabilito (o identificato ai fini IVA) in Italia;

Ne consegue che se il prestatore è un soggetto non residente e presta un servizio generico nei confronti di un soggetto passivo d’imposta in Italia, quest’ultimo (ossia il fruitore del servizio) deve assoggettare ad IVA il servizio stesso, emettendo un’autofattura ex art. 17, c. 2, DPR 633/1972 (precedentemente comma 3).

  • quando il committente non è soggetto passivo d’imposta, da parte di un prestatore stabilito ai fini IVA in Italia.

In questo caso, se il committente non residente non assume la qualifica di soggetto passivo IVA, il prestatore italiano deve assoggettare ad IVA il servizio emettendo fattura con IVA.

DEROGHE PER PARTICOLARI PRESTAZIONI DI SERVIZI

Il nuovo art. 7-quater contiene specifiche deroghe alla regola generale con riferimento alle seguenti prestazioni di servizi.

riferimento normativo tipologia di prestazione territorialità in italia
art. 7-quater, lett. a)
  • Prestazioni relative a beni immobili, comprese le perizie e le prestazioni di agenzia;
  • fornitura di alloggio nel settore alberghiero o in settori con funzioni analoghe, ivi inclusa quella di alloggi in campi di vacanza o in terreni attrezzati per il campeggio;
  • concessione di diritti di utilizzazione di beni immobili;
  • prestazioni inerenti alla preparazione e al coordinamento dell’esecuzione dei lavori immobiliari.
Quando l’immobile è situato in Italia.
art. 7-quater, lett. b) Trasporto di passeggeri. In proporzione alla distanza percorsa nel territorio nazionale.
art. 7-quater, lett. c) Ristorazione e catering rese a bordo di una nave, di un aereo o di un treno nel corso della parte di un trasporto di passeggeri effettuata all’interno della UE. nuova deroga Se il luogo di partenza del trasporto è situato nel territorio dello Stato.
art. 7-quater, lett. d) Ristorazione e catering diverse dalle precedenti. nuova deroga Quando sono eseguite nel territorio dello Stato.
art. 7-quater, lett. e) Locazione, anche finanziaria, noleggio e simili, a breve termine, di mezzi di trasporto. nuova deroga Quando i mezzi sono messi a disposizione del destinatario nel territorio dello Stato e sempre che siano utilizzate all’interno della UE. Le stesse prestazioni si considerano effettuate nel territorio nazionale quando i mezzi di trasporto sono messi a disposizione del destinatario al di fuori del territorio della UE e sono utilizzati nel territorio dello Stato.

E’ bene chiarire il significato di alcune definizioni:

  • per “luogo di partenza di un trasporto passeggeri”, si intende il primo punto di imbarco di passeggeri previsto nella UE (eventualmente dopo uno scalo fuori della UE);
  • il “luogo di arrivo di un trasporto passeggeri”, coincide con l’ultimo punto di sbarco previsto nella UE (eventualmente prima di uno scalo fuori della UE). Nei trasporti andata e ritorno, il percorso di ritorno è considerato un trasporto distinto;
  • le prestazioni di locazione, anche finanziaria, noleggio e simili, di mezzi di trasporto, si considerano a “breve termine” se il possesso o l’uso del mezzo di trasporto avviene ininterrottamente per un periodo non superiore a 30 giorni (90 per i natanti).

DEROGHE PER SERVIZI CULTURALI, ARTISTICI, SPORTIVI, SCIENTIFICI, EDUCATIVI

Il nuovo art. 7-quinquies contiene specifiche deroghe alla regola generale per taluni servizi per i quali la rilevanza IVA nel territorio dello Stato è ancorata alla materiale esecuzione del servizio nel territorio stesso:

riferimento normativo tipologia di prestazione territorialità in italia
art. 7-quinquies,
primo periodo
Prestazioni di servizi relative ad attività culturali, artistiche, sportive, scientifiche, educative, ricreative e simili, ivi comprese fiere ed esposizioni. Quando sono svolte nel territorio dello Stato.
art. 7-quinquies,
primo periodo
Prestazioni di servizi degli organizzatori delle suddette attività (nonché prestazioni accessorie).
art. 7-quinquies, secondo periodo Prestazioni di servizi per l’accesso alle manifestazioni culturali, artistiche, sportive, scientifiche, educative, ricreative e simili, nonché le relative prestazioni accessorie.

DEROGHE PER ALCUNI SERVIZI RESI A PRIVATI CONSUMATORI

Ai sensi del nuovo art. 7-sexies, le seguenti prestazioni di servizi quando sono rese a “committenti non soggetti passivi” si considerano effettuate in Italia sussistendo specifiche condizioni, di seguito sintetizzate.

Nota Intrastat

Nota

Qualora il committente delle stesse prestazioni rivesta invece la qualifica di soggetto passivo, le prestazioni rilevano nel territorio dello Stato non in base ai seguenti specifici criteri ma in base alla regola generale del luogo di stabilimento del committente.
riferimento normativo tipologia di prestazione territorialità in italia
art. 7-sexies, lett. a) Prestazioni di intermediazione in nome e per conto del cliente. Quando le operazioni oggetto di intermediazione sono effettuate nel territorio dello Stato.
art. 7-sexies, lett. b) Prestazioni di trasporto di beni diverse dal trasporto intracomunitario. In proporzione alla distanza percorsa nel territorio dello Stato.
art. 7-sexies, lett. c) Prestazioni di trasporto intracomunitario di beni. Quando la relativa esecuzione ha inizio nel territorio dello Stato.
art. 7-sexies, lett. d) Prestazioni di lavorazione e perizie relative a beni mobili materiali, nonché operazioni rese in attività accessorie ai trasporti, quali quelle di carico, scarico, movimentazione e simili. Quando sono eseguite nel territorio dello Stato.
art. 7-sexies, lett. e) Locazione, anche finanziaria, noleggio e simili, non a breve termine, di mezzi di trasporto. Quando sono rese da prestatori stabiliti nel territorio dello Stato e sempre che siano utilizzate nel territorio della UE. Le medesime prestazioni se rese da soggetti passivi stabiliti al di fuori del territorio della UE si considerano effettuate nel territorio dello Stato quando sono ivi utilizzate.
art. 7-sexies, lett. f) Prestazioni rese tramite mezzi elettronici da soggetti stabiliti al di fuori del territorio della UE. Quando il committente è domiciliato nel territorio dello Stato o ivi residente senza domicilio all’estero.
art. 7-sexies, lett. g) Prestazioni di telecomunicazione e tele radiodiffusione. Quando sono rese da prestatori stabiliti nel territorio dello Stato a committenti residenti o domiciliati nel territorio della UE e sempre che siano utilizzate nel territorio della UE. Le medesime prestazioni se rese da soggetti stabiliti al di fuori del territorio UE si considerano effettuate nel territorio dello Stato quando sono ivi utilizzate.
Normativa Intrastat

Normativa

Per “trasporto intracomunitario di beni” è da intendersi un trasporto il cui luogo di partenza e il cui luogo di arrivo sono situati nel territorio di due Stati UE diversi.

DEROGHE PER ALCUNI SERVIZI RESI A SOGGETTI NON IVA EXTRA UE

In base al nuovo art. 7-septies non si considerano effettuate in Italia e pertanto non sono assoggettate ad IVA le seguenti prestazioni quando rese a committenti non soggetti passivi IVA ed extra UE (le due condizioni devono ricorrere congiuntamente):

riferimento normativo tipologia di prestazione territorialità in italia
art. 7-septies, lett. a) Cessioni, concessioni, licenze e simili relative a: diritti d’autore, invenzioni industriali, modelli, disegni, processi, formule e simili e quelle relative a marchi e insegne; nonché le cessioni, concessioni, licenze e simili relative a diritti o beni similari ai precedenti. Committente non soggetto passivo non domiciliato e residente fuori della UE.
art. 7-septies, lett. b) Prestazioni pubblicitarie.
art. 7-septies, lett. c) Consulenza e assistenza tecnica o legale, nonché elaborazione e fornitura di dati e simili.
art. 7-septies, lett. d) Operazioni bancarie, finanziarie e assicurative, comprese operazioni di riassicurazione ed escluse le locazioni di casseforti.
art. 7-septies, lett. e) Messa a disposizione del personale.
art. 7-septies, lett. f) Locazione, anche finanziaria, noleggio e simili di beni mobili materiali diversi dai mezzi di trasporto.
art. 7-septies, lett. g) Concessione dell’accesso ai sistemi di gas naturale o di energia elettrica, compreso il servizio di trasporto o di trasmissione mediante gli stessi e la fornitura di altri servizi direttamente collegati.
art. 7-septies, lett. h) Servizi di telecomunicazione e di tele radiodiffusione, esclusi quelli utilizzati nel territorio dello Stato ancorché resi da soggetti che non siano ivi stabiliti.
art. 7-septies, lett. i) Servizi prestati per via elettronica.
art. 7-septies, lett. l) Prestazioni di servizi inerenti all’obbligo di non esercitare interamente o parzialmente un’attività o un diritto di cui ai punti precedenti.

L’ABROGAZIONE DI ALCUNE DISPOSIZIONE INTRACOMUNITARIE

Il nuovo assetto normativo della territorialità delle prestazioni di servizi comporta che la disciplina relativa alla territorialità delle prestazioni di servizi sia oggi contenuta esclusivamente nell’art. 7-ter e seguenti.

Sono quindi state abrogate le disposizioni di cui all’art. 40, c. 4-bis, 5, 6, 7 e 9, DL 331/1993. Di conseguenza, i prestatori di servizi, che fino al 2009 rientravano nell’alveo di quelli disciplinati dalla normativa sugli scambi intracomunitari (ad esempio, trasporto di beni, lavorazioni, carico e scarico merci, servizi su beni materiali intracomunitari), devono confrontarsi con un concetto di territorialità completamente diverso.

Ad esempio, per quanto riguarda le lavorazioni su beni mobili, prestate da un soggetto passivo IVA residente in Italia, a favore di un committente soggetto passivo stabilito in altro Paese UE:

  • per i servizi effettuati fino al 31.12.2009, il prestatore nazionale doveva emettere fattura non imponibile ex art. 40, c. 4-bis, DL 331/1993, con possibilità di computare detti corrispettivi ai fini della formazione dello status di esportatore abituale;
  • per i servizi effettuati dall’1.1.2010, invece, il prestatore residente effettua operazioni fuori campo IVA ex art. 7-ter, DPR 633/1972, con la conseguenza che verrà meno l’obbligo di eseguire tutti gli adempimenti connessi (fatturazione, registrazione, ecc.), così come tali operazioni non saranno più computabili ai fini della formazione dello status di esportatore abituale (non concorrono alla formazione del volume d’affari).
Normativa Intrastat

Normativa

Tra l’altro, i prestatori nazionali, ai sensi del novellato art. 21, c. 6, DPR 633/1972, divengono tenuti a evidenziare in fattura il numero di identificazione IVA del committente comunitario.

Permane, invece, la disciplina prevista per i servizi internazionali, di cui all’art. 9, DPR 633/1972, con la conseguenza che per dette prestazioni, al verificarsi dei presupposti ivi indicati, resta fermo il regime di non imponibilità IVA.

MOMENTO DI EFFETTUAZIONE DELLE OPERAZIONI

Come noto, l’art. 6, DPR 633/1972, disciplina il momento di effettuazione delle operazioni IVA, ossia il momento in cui l’IVA diviene esigibile da parte dell’Erario.

Relativamente al momento di effettuazione delle prestazioni di servizi di cui al nuovo art. 7-ter, DPR 633/1972, viene previsto che le prestazioni rese da un soggetto passivo UE ad un soggetto passivo italiano:

  • effettuate in modo continuativo nell’arco di un periodo superiore a 1 anno;
  • che non comportano versamenti di acconti o pagamenti anche parziali nell’anno;

si considerano effettuate al termine di ciascun anno solare fino alla conclusione della prestazione.

Nota Intrastat

Esempio

Pertanto, in assenza di acconti o pagamenti parziali nel medesimo periodo, per le prestazioni svolte in Italia da non residenti occorre emettere autofattura in data 31 dicembre.

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Servizi Generici
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8 comments to Servizi Generici

  • TRAMPOLINI PIERO

    Rispondo a:
    TRAMPOLINI PIERO

    “Soggetto passivo italiano che riceve fattura per prestazione di servizi da soggetto passivo del Lussemburgo il quale evidenzia l’IVA con l’aliquota del suo Paese. Come si deve comportare la ditta italiana, ossia: 1) applicare l’inversione contabile sul totale fattura (imponibile + IVA) e presentare il modello INTRASTAT in dogana; 2) registrare la fattura per il totale direttamente al costo, senza farla passare per la contabilità IVA, e non inviare il modello INTRASTAT in dogana? Trattasi di servizio connesso a ricariche telefoniche, acquisto di credito telefonico (Skype).”

    Si ritiene che l’acquisto di credito telefonico da Skype costituisca una prestazione di servizi. Ai sensi dell’art. 50, c. 6, DPR 633/1972, nei modelli relativi ai servizi non vanno indicate le prestazioni per le quali l’imposta non è dovuta nello Stato membro del committente.

    Di conseguenza, trattandosi di una fattura che espone l’imposta, l’operazione non va riepilogata negli elenchi.

    La fattura va registrata direttamente a libro giornale senza transitare dai registri IVA. L’imposta può comunque essere chiesta a rimborso con la nuova procedura ex art. 38-bis1, DPR 633/1972.

    Buon lavoro.

    Lo Staff di Intrastat.biz

  • isabella franguelli

    Rispondo a:
    isabella franguelli

    “Buongiorno, vorrei chiedere chiarimenti in merito alla seguente situazione: una società italiana ha ricevuto una fattura per l’acquisto di beni da una società con sede in Irlanda e con rappresentante IVA in Italia (nell’intestazione della fattura c’è il nome della società e l’indirizzo irlandese e partita IVA italiana). Si tratta di un bene acquistato tramite Internet. Come mi devo comportare ai fini del modello INTRASTAT? In particolar modo cosa devo indicare nei dati “Stato” e “Codice IVA”? Grazie.”

    Dal tono del quesito non siamo riusciti a comprendere se i beni in oggetto siano stati acquistati con il mero ausilio della rete Internet (ad esempio, per compilare l’ordine di acquisto online) oppure se ci si trovi innanzi ad una prestazione di commercio elettronico (download di software tramite Internet).

    Nella prima ipotesi (acquisto di beni spediti fisicamente dall’Irlanda all’Italia), l’operazione parrebbe effettuata dal rappresentante fiscale in Italia della società irlandese.

    In questo caso, ai sensi dell’art. 38, c. 3, lett. b), DL 331/1993, la merce è già stata oggetto di acquisto intracomunitario da parte della posizione IVA italiana della società irlandese (che dovrebbe aver già provveduto alla presentazione del relativo modello INTRASTAT).

    La società italiana effettua un acquisto interno (ossia di merce già “italianizzata”) per il quale occorre emettere autofattura con IVA, da annotare sia nel registro fatture emesse, sia nel registro IVA acquisti. Non occorre presentare INTRASTAT.

    Nella seconda ipotesi (commercio elettronico diretto), siamo di fronte ad una prestazione di servizi generica ex art. 7-ter, DPR 633/1972. Tuttavia, non siamo riusciti a comprendere le motivazioni per le quali l’operazione è stata veicolata attraverso il rappresentante fiscale in Italia del soggetto irlandese.

    In ogni caso, considerato che la fattura è stata emessa dalla posizione IVA italiana, l’operazione non va riepilogata nei modelli.

    Restiamo comunque a Sua disposizione qualora i termini del problema risultassero diversi.

    Buon lavoro.

    Lo Staff di Intrastat.biz

  • lamberto75

    Rispondo a:
    lamberto75

    Salve, un chiarimento anche a proposito del commento lasciato da TRAMPOLINI PIERO: skype permette l’acquisto come cliente privato e associa un’IVA pari al 15% (Lussemburgo) e anche l’acquisto tramite partita iva nel qual caso l’IVA è pari a zero.
    1)Per il 2010 dovremmo presentare modelli INTRA qualora acquistassimo credito SKYPE come possessori di partita iva? 2)e se si, poi versare l’IVA (20% paese committente ITALIA) tramite F24 e fare un’autofattura?
    3)e di quanto?(dell’imponibile + iva?
    4)e nel mio caso che sono un professionista non dovrò inserire il 2% per l’INARCASSA (posso)?
    5)ultima domanda e per il 2009? Ho effettuato degli acquisti sempre da skype con partita iva e senza (COME TRAMPOLINI PIERO) avrei dovuto presentare modello INTRA?(o per il 2009 l’acquisto di servizi ne era esonerato)?
    Vi sarei grato se mi inviaste anche i riferimenti normativi in merito (come fate sempre del resto).
    Scusate il linguaggio non troppo tecnico e il numero esagerato di domande ma mi occupo di altro.
    Grazie in anticipo per le risposte.
    Lamberto Papetti

    Pur in assenza di specifici chiarimenti ministeriali, si ritiene che l’acquisto di credito prepagato per fruire dei servizi di messaggistica e VoIP offerti da Skype, rientri tra i servizi di telecomunicazione.

    Trattandosi di prestazioni di servizi intracomunitari, occorre distinguere tra:

    1) servizi erogati a soggetti passivi IVA, rientranti nella regola generale ex art. 7-ter, c. 1, DPR 633/1972, e, quindi, soggetti ad imposta in Italia;
    2) servizi erogati a soggetti privati, disciplinati dall’art. 7-sexies, c. 1, lett. g), DPR 633/1972, assoggettati ad imposta nel Paese del prestatore (nel caso il Lussemburgo).

    Nella prima ipotesi la prestazione ricevuta da Skype deve essere assoggettata a IVA con emissione di un’autofattura (e non versando l’IVA a mezzo F24) ex art. 17, c. 2, DPR 633/1972, da annotare sia nel registro fatture emesse, sia nel registro acquisti, e dichiarata nei modelli INTRA (mod. INTRA 2-quater, servizi ricevuti).

    L’autofattura deve contenere l’importo pagato a Skype (che rappresenta l’imponibile) e l’IVA, calcolata dal committente nazionale, con l’aliquota ordinaria del 20%.

    Nella seconda ipotesi (cliente non soggetto passivo IVA), la fattura emessa da Skype evidenzia l’IVA lussemburghese (aliquota del 15%). In questo caso non è consentita la detrazione dell’imposta che, comunque, confluisce nel costo (ed è quindi deducibile dal reddito).

    Il contributo INARCASSA non va inserito nell’autofattura (si tratta, infatti, di documento intestato allo stesso emittente).

    Per quanto riguarda gli elenchi riferiti al 2009, le prestazioni ricevute da Skype non dovevano essere riepilogate in quanto l’obbligo dichiarativo delle prestazioni di servizi intracomunitarie è stato introdotto solo dal 2010.

    Si rammenta infine che le prestazioni di servizi intracomunitari ricevute in qualità di soggetto privato (senza partita IVA) non vanno dichiarate negli elenchi INTRA.

    Buon lavoro.

    Lo Staff di Intrastat.biz

  • tecno1

    Rispondo a:
    tecno1

    “Buongiorno, vorrei un chiarimento su questa situazione: annualmente riceviamo fatture da enti certificatori (TUV, NEMKO, CSA, ecc.) per licenze annuali per l’utilizzo del marchio nei nostri prodotti. Tali fatture vengono registrate con autofattura ai sensi dell’art. 7-ter. Annualmente questi enti inviano in azienda degli ispettori che controllano che la produzione dell’articolo segua determinate procedure, che vengono utilizzati componenti precedentemente da loro approvati, ecc. Questo per consentirci di continuare la produzione con il marchio interessato. Spesso queste ispezioni vengono fatturate dalle loro sedi italiane con IVA. L’ente CSA canadese invece, mi ha inviato la fattura dal Canada senza IVA. Posso considerare tale fattura sempre come consulenza art. 7-ter o no? Grazie.”

    Con Risoluzione n. 122/E/2005, l’Agenzia delle Entrate è intervenuta in risposta ad un interpello posto da un ente straniero chiamato a svolgere attività di testing, certificazioni e di “follow up service”, dirette a valutare la conformità dei prodotti a determinati requisiti e standard di sicurezza, al rilascio di certificazioni comprovanti la loro regolarità e ad effettuare ispezioni e controlli periodici presso i soggetti che hanno ottenuto la certificazione, al fine di accertare il mantenimento dei requisiti richiesti e di aggiornare i medesimi in relazione a intervenute modifiche.

    Secondo l’Agenzia, tali prestazioni configurano un servizio di consulenza tecnica, all’epoca disciplinato dall’art. 7, c. 4, lett. d), DPR 633/1972.

    Tale impostazione è stata quindi confermata dalla Risoluzione n. 15/E/2007, ove viene precisato: “In precedenti occasioni (…) la scrivente ha ricondotto nelle prestazioni di consulenza alcuni servizi concernenti l’analisi di conformità di prodotti e apparecchiature elettroniche ai requisiti di sicurezza della normativa nazionale ed internazionale (cosiddetti testing e certificazioni di sicurezza), nonché le ispezioni e i controlli periodici al fine di accertare il mantenimento dei requisiti richiesti (cosiddetto follow up service); in tale sede è stato precisato che l’attività di certificazione qualità si concretizza in una attività volta a confermare la rispondenza – sulla base di giudizio in astratto – di prodotti o processi produttivi agli standard di qualità richiesti in relazione ad un modello predeterminato.”

    La prestazione resa dalla società canadese pare avere molti aspetti in comune con quanto sopra sostenuto dall’Agenzia delle Entrate.

    Sino allo scorso 31 dicembre le consulenze tecniche erano regolate dal criterio di “utilizzo” del servizio, tale criterio di tassazione non è stato tuttavia acquisito dal Legislatore nazionale in sede di recepimento della Direttiva 2008/8/CE. Ne consegue che dal 1° gennaio 2010 tali prestazioni vengono assorbite dall’art. 7-ter, c. 1, lett. a), DPR 633/1972.

    In conclusione, siamo quindi a confermare che la fattura ricevuta dal soggetto canadese deve essere assoggettata a imposta in Italia con emissione di autofattura ex art. 17, c. 2, DPR 633/1972, da annotare sia nel registro IVA vendite, sia nel registro IVA acquisti.

    Buon lavoro.

    Lo Staff di Intrastat.biz

  • lamberto75

    Gentile Staff, Vi ringrazio per la rispota chiara ed esauriente, e mi scuso se non ho subito risposto. Un solo consiglio, non si potrebbe inviare una mail di avviso quando qualcuno risponde o comunque scrive su un articolo in cui è stato lasciato un commento. Grazie.

    Salve Lamberto,
    la ringrazio per il suggerimento, abbiamo provveduto ad attivare il servizio da lei richiesto, in ogni caso per rimanere sempre aggiornato sulle risposte che diamo le consiglio di utilizzare il Feed RSS dei commenti .

    Buon lavoro.

    Lo Staff di Intrastat.biz

  • lamberto75

    Rispondo a:
    lamberto75

    “Acquisto ad aprile di licenza software (imponibile € 60), sulla fattura indicazione di più partite IVA tra cui quella comunitaria IE (Irlanda), avrei dovuto presentare il modello Intrastat del 2° trimestre entro il 19 luglio. Ho letto che entro il 20 luglio non sarebbe scattata la sanzione per errata comunicazione, e anche successivamente se presentata nei tempi corretti anche se errata ma con correzione entro il 31 gennaio. La premessa è corretta? Nel mio caso posso solo usufruire del ravvedimento operoso? L’importo da versare tramite F24 è 1/10 o 1/5 della sanzione minima da € 516 a 1.032 – 1041 a 4.130 e quindi € 52 oppure € 104? Non c’è qualche altro appiglio o deroga o circolare dell’Agenzia delle Entrate che mi potrebbe evitare la sanzione in relazione ad esempio agli importi o ad altro? Inoltre pagamento tramite F24 con codice tributo 8911? Seconda colonna F24 rateazione/regione/prov./mese rif. devo inserire 0204? Cioè secondo trimestre di 4? L’invio del modulo INTRASTAT va fatto prima o dopo il pagamento dell’F24? Anche in questo caso va comunque emessa un’autofattura? Un chiarimento riguardo questo ultimo aspetto, avrò una fattura di acquisto di venditore intracomunitario (senza IVA), una di acquisto di venditore italiano (autofattura) con IVA al 20%, quindi avrei 2 per costo del bene come passività più l’IVA al 20% come mia passività (ma non versata), ma avrei anche una fattura di vendita pari al costo del bene come imponibile e l’IVA come attività (non incassata) quindi alla fine mi ritroverò il costo del bene come passività pari alla fattura del venditore (intracomunitario) e l’IVA come passività della mia autofattura che viene compensata dall’IVA che avrei dovuto incassare ma non ho incassato. In pratica a cosa mi serve la mia autofattura se da annotare sia nel registro fatture emesse, sia nel registro acquisti? E la fattura del venditore intracomunitario la dovrò sempre annotare nel registro acquisti? E se si mi ritroverò solo tale importo del bene/servizio come passività è corretto?”

    I contribuenti tenuti alla presentazione con cadenza trimestrale devono trasmettere i modelli INTRASTAT entro il giorno 25 del mese successivo al trimestre di riferimento. Pertanto, nel Suo caso specifico, il mod. INTRA doveva essere presentato entro il giorno 26 luglio (il 25 “cadeva” di domenica).

    La “sanatoria” prevista dalla CM 5/E/2010 interessava le violazioni concernenti la compilazione degli elenchi relativi ai seguenti periodi:

    da gennaio a maggio 2010, per gli obbligati alla cadenza mensile;
    al primo trimestre 2010, per gli obbligati alla cadenza trimestrale.

    a condizione che i contribuenti interessati provvedessero a sanare le irregolarità commesse nella compilazione degli elenchi inviati, trasmettendo, entro il 20 luglio 2010, i relativi elenchi integrativi, redatti secondo le modalità definite dalla normativa.

    Tale disposizione operava con esclusivo riferimento agli elenchi già inviati e, quindi, non interessava l’omessa presentazione.

    Dunque, nel caso specifico, l’omessa presentazione dell’elenco può essere sanata solo ricorrendo all’istituto del ravvedimento operoso.

    Ai sensi dell’art. 11, c. 4, DL 471/1997, l’omessa presentazione degli elenchi è punita con la sanzione da € 516 a € 1.032 per ciascun elenco, ridotta alla metà in caso di presentazione nel termine di 30 giorni dalla richiesta inviata dagli Uffici.

    Qualora si intenda ricorrere al ravvedimento operoso, da effettuarsi entro il 30.9.2011, la sanzione è ridotta a 1/10 del minimo (ex art. 13, D.Lgs. 472/1997) e quindi ammonta e € 51 (attenzione, dal 1° febbraio 2011 la sanzione ridotta aumenta ad 1/8 del minimo). Il modello deve essere presentato contestualmente al versamento a mezzo mod. F24.

    Nel mod. F24 deve essere indicato il codice tributo “8911” e, quale anno di riferimento, “2010” (la colonna “rateazione/regione/prov./mese rif.” non va compilata).

    Per quanto riguarda la fattura per l’acquisto del software, occorre distinguere tra software standardizzato (o “pacchettizzato”) e software specifico (o “personalizzato”).

    Nel primo caso occorre:

    - numerare e integrare la fattura con IVA 20%, annotando la stessa sul registro fatture emesse e sul registro acquisti;
    - presentare il mod. INTRA 2-bis (beni).

    Nel caso di acquisto di software specifico o, comunque, se il software viene “scaricato” da Internet occorre:

    - emettere autofattura con IVA 20% ex art. 17, c. 2, DPR 633/1972, o integrare con IVA la fattura del prestatore comunitario;
    - annotare il documento sul registro fatture emesse e sul registro acquisti;
    - presentare il mod. INTRA 2-quater (servizi).

    Infine, per quanto attiene alla parte rimanente del quesito, La invitiamo a voler reimpostare il testo poiché non siamo stati in grado di comprendere la natura della Sua richiesta.

    Buon lavoro e buone feste.

    Lo Staff di Intrastat.biz

  • gb

    Rispondo a:
    gb

    “Buongiorno, vorrei sapere come registrare una fattura (acquisto) spagnola di pernottamento. Non va in INTRA ma come deve essere registrata?”

    Ai sensi dell’art. 7-quater, c. 1, lett. a), DPR 633/1972, le forniture di alloggi nel settore alberghiero sono territorialmente rilevanti ai fini IVA nello Stato in cui è situato l’immobile (nel caso l’albergo).

    Pertanto, la fattura ricevuta dall’albergo spagnolo dovrebbe riportare l’imposta ivi applicata.

    Trattandosi di un’operazione non rilevante ai fini IVA in Italia, il documento va registrato in contabilità generale per l’intero ammontare (imponibile più imposta) come costo per spese di viaggio. Non è quindi necessario che l’operazione venga riportata nei registri IVA.

    La fattura non deve essere dichiarata nei modelli INTRA in quanto, per espressa previsione legislativa, le prestazioni ex art. 7-quater (come pure 7-quinquies) sono escluse dall’obbligo.

    Buon lavoro.

    Lo Staff di Intrastat.biz

  • LNSFOX

    Rispondo a:
    LNSFOX

    “Mi arrivano regolarmente delle fatture da spedizionieri Italiani che gestiscono dei trasporti per noi. Noi diamo incarico a questi spedizionieri di ritirare presso di noi la merce e poi di consegnarla presso il nostro cliente comunitario. Lo spedizioniere fattura a noi la spesa del trasporto. A mia volta aggiungo come spesa accessoria il trasporto nella fattura emessa al mio cliente comunitario. Lo spedizioniere nella fattura indica IVA al 20%. Visto che il servizio di trasporto è stato svolto per metà in Italia e per metà in UE, devo metterlo in INTRA? Grazie.”

    Le prestazioni di servizi che si considerano accessorie ai sensi dell’art. 12, DPR 633/1972, non devono essere dichiarate autonomamente come prestazioni di servizi, ma il loro valore deve essere incluso nell’operazione di compravendita dei beni cui si riferiscono.

    Sul concetto di accessorietà delle prestazioni l’Agenzia delle Entrate è intervenuta a più riprese, in particolare nella CM n. 36/E/2010, punto n. 18), ha affrontato il caso di un’azienda italiana che addebita al proprio cliente le spese di trasporto (effettuato da un vettore o tramite propri mezzi), e si domanda se la prestazione deve essere indicata nel mod. INTRA 1-quater (servizi resi).

    Secondo l’Agenzia occorre verificare come la prestazione stessa venga addebitata al cliente comunitario. Se si tratta di una prestazione accessoria ad una vendita di beni ex art. 12, c. 1, DPR 633/1972, l’operazione complessiva deve essere evidenziata solo negli elenchi Intrastat relativi ai beni. Diversamente, la prestazione di trasporto va indicata nei modelli riepilogativi relativi ai servizi.

    A titolo meramente esaustivo si evidenzia che la CM n. 43/E/2010, ha precisato che nel caso di cessioni di beni a titolo gratuito con addebito al cliente delle spese di trasporto, queste ultime assumono autonoma rilevanza quale corrispettivo della prestazione di trasporto e, pertanto, devono essere segnalate negli elenchi relativi ai servizi.

    Buon lavoro.

    Lo Staff di Intrastat.biz

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